Voglia (e bisogno) di riscatto. Taarabt suona il la, a Seedorf il compito di accordare gli altri strumenti
Giulia Polloli
Le parole di Taarabt a Milanello non lasciano adito a dubbi: è arrivato al Milan e qui vuole rimanere. Per far si che il suo sogno si avveri, ovviamente, per lui dovranno parlare le prestazioni in campo. Dovrà dimostrare di essere da Milan e, se l’esordio è lo specchio del suo cammino futuro, non avrà difficoltà ad entrare di prepotenza nei piani di Clarence Seedorf. E se la sua voglia di riscatto dovesse essere particolarmente virulenta, c’è da augurarsi che possa contagiare l’intera squadra. La partita contro il Napoli ha fatto conoscere a Seedorf l’amaro gusto della sconfitta. Non la prima, vista l’uscita a vuoto contro l’Udinese, ma sembrava che in campionato il Milan avesse trovato una sorta di periodo positivo. L’equilibrio è stato rotto dalla sconfitta bruciante contro la squadra di Benitez. Ha vinto Higuain e non Balotelli, ha vinto la difesa del Napoli che non ha subito incursioni pericolose, a parte il gol gioiello del neo-arrivato. Di contro la retroguardia rossonera è stata costretta a serrare i ranghi, senza peraltro riuscirci con convinzione. Le scelte obbligate a causa dei numerosi assenti, hanno costretto Clarence ad affidare le chiavi della difesa a Mexes e Ramì che però non sono nemmeno riusciti ad inserirle nella serratura, nel tentativo di sbarrare la strada agli avversari. Il Napoli è stato il primo avversario della gestione Seedorf che ha preso il completo sopravvento sulla gara. E se lo schieramento tattico di Abate ed Essien e la scelta di far guardare la partita dalla panchina a Montolivo e Pazzini aveva lo scopo di testare la squadra per l’importante scontro di Champions, allora Seedorf di certo ha capito dove intervenire. Scelta spregiudicata e avventata quella di schierare una squadra poco equilibrata, ma soprattutto poco solida. Il guizzo di Taarabt per qualche istante ha fatto volare alto il morale del Milan che però, altrettanto in fretta si è ritrovato consapevolmente a fare i conti con la pochezza del gioco espresso contro la miriade di occasioni con cui Higuain e compagni si sono definitivamente resi conquistatori dell’area di Abbiati. Ciò che lascia con l’amaro in bocca è vedere Pazzin in panchina quando, le partite dopo il suo rientro lo hanno dimostrato, ha una familiarità e una facilità ad inserirsi nelle retroguardie avversarie che soprattutto contro il Napoli poteva essere la carta vincente. Il problema nasce dal fatto che Pazzini e Balotelli vengono rivestiti dello stesso ruolo. Quindi teoricamente se gioca uno, l’altro guarda. Eppure, e sono convinta che la cosa sia già balzata agli occhi di Seedorf, analizzando i movimenti di Mario non ci si può non accorgere che le sue movenze mal si sposano con quelle di un uomo d’area, alla Inzaghi, ad esempio. Balotelli preferisce arrivare alla porta partendo largo e difficilmente giunge fino all’area piccola: il suo istinto lo porta a tirare dalla distanza, quasi non avesse il pass per poter varcare la linea bianca. La partita di venerdì contro il Bologna, a S.Siro, davanti ai propri tifosi, potrebbe essere l’occasione giusta per l’ennesimo stravolgimento tattico. Pazzini supportato da Balotelli e dai vari Kakà, Honda o magari Saponara in regime di turnover per la partita contro l’Atletico.
Quello, certo, sarà un banco di prova importante. Siamo abituati a vedere il Milan respirare a pieni polmoni l’ossigeno portato dalla Champions e Seedorf, che di coppe ne ha sollevate tante, non potrà esimersi dallo schierare una formazione in grado di reggere l’urto. Ma non solo. L’esperienza di Essien, l’incoscienza di giovani alla De Sciglio, che ancora giocano divertendosi e a cuor leggero, ma come fossero veterani. Ma soprattutto la voglia di riscatto in un contesto che ancora vede il Milan tra i protagonisti indiscussi: ecco il mix di elementi che può fare la differenza. Riscatto, ecco la parola giusta, Taarabt ha intonato la melodia, ora tocca a Seedorf trovare gli strumenti per poterla suonare.


