Pochi gol e ricambi non all'altezza: il Milan soffre l'assenza degli insostituibili
Matteo Calcagni
Il turnover non è sempre foriero di passi indietro, vedi la trasferta a Marassi con la Samp, ma in determinati casi può facilitare o favorire processi retrogradi. Il sostanzioso rimescolamento del Friuli, dovuto chiaramente alla focale sfida di Champions con l'Atletico, è stato una dei motivi per la decima sconfitta in campionato. Ma c'è di più del semplice turnover: questo Milan, che resta colmo di difetti in ogni reparto, soffre incredibilmente l'assenza di determinati uomini. Prendiamo come esempio Andrea Poli: con lui in campo, nella posizione di "trequartista atipico" nel 4-2-3-1, l'undici rossonero ha sfoderato due delle migliori prestazioni della stagione, mettendo sotto sia i Colchoneros che la Juve di Conte. Il centrocampista veneto, sabato indisponibile per i "postumi" del trauma cranico, avrebbe certamente fatto comodo in terra friulana, visto e considerato l'apporto insufficiente di Valter Birsa, inserito nel medesimo ruolo dell'ex blucerchiato. Se Poli è fondamentale, lo è diventato anche Taarabt che, con il suo cambio di passo, ha tolto le castagne dal fuoco in più di un'occasione: lui ad Udine è subentrato, ma in un momento complicatissimo per la squadra, ritrovatasi parzialmente a terra dopo il vantaggio di Di Natale.
Il discorso si può allargare anche ad altri elementi cardine, come Kakà, Rami e lo stesso de Jong, rilanciatosi abbondantemente nelle scorse settimane: i sostituti non hanno garantito prestazioni all'altezza, a partire da Honda, passando per Muntari e soprattutto Mexes. Il vero problema che attanaglia il Milan, che sia A o B, è quello del gol: tolto Balotelli, che nonostante una stagione altalenante ha comunque realizzato quattordici reti, il resto della squadra segna veramente col contagocce. Sovente la formazione di Seedorf lascia sul campo almeno un paio di ottime occasioni da gol (a Udine Pazzini e in primis Zapata), faticando poi a trovare invenzioni per sbloccare il match: l'ultima in ordine di tempo il capolavoro di Balotelli col Bologna. Tutti questi dettagli aiutano a capire come il Milan, oltre a non poter fare a meno di certi uomini, ha un problema chiaro ed evidente a livello realizzativo: non è solo mancanza di cattiveria, ma anche di giocatori propensi al tiro e alla realizzazione. Aspetti che dovranno essere approfonditi in sede societaria quando, passo dopo passo, verrà costruita la squadra del futuro.


