Riprendiamoci la nostra passione! Con un occhio al futuro
Andrea Distaso
La classica giornata iniziata male e finita peggio. Tra la decisione del prefetto di Genova di vietare ad entrambe le tifoserie l'accesso al “Ferraris” e il deludente andamento della sfida con i rossoblu la differenza è grande, evidentemente.
Troppo più importanti e preoccupanti sono le ragioni che hanno portato, forse con colpevole ritardo, le autorità liguri a scongiurare qualsiasi rischio per l'ordine pubblico; di certo la più inaccettabile delle sconfitte, per chi, ingenuamente, continua a considerare il calcio solo un bellissimo gioco ed il nostro un paese civile.
Che il rancore irrazionale, di quella che per me rappresenta tuttora una minoranza marcia nel panorama del tifo nazionale, abbia il sopravvento sul legittimo desiderio della gente di buon senso di assistere ad una partita è moralmente inaccettabile. Perché mortifica la nostra dignità di esseri umani dotati di intelletto e calpesta ogni più elementare principio democratico; come è possibile che la collettività dei contribuenti italiani continui, impassibile, a sopportare il ricatto di una banda di delinquenti che ci costa centinaia di migliaia di euro per i danni che provoca settimanalmente?
E' giunta l'ora di riprenderci ciò che ci appartiene, di riappropriarci di un modo sano di sostenere i nostri “eroi” sportivi e di quegli spazi preposti alla manifestazione delle nostre passioni. Ed è un nostro dovere, e non solo un diritto, fare in modo di estromettere chi decide di non sottostare alle regole della convivenza civile; con la collaborazione di chi possiede gli strumenti adatti per intraprendere un'opera di prevenzione e di repressione nei confronti di chi infrange la legge.
La partita di “Marassi” è andata poi come era lecito attendersi: due squadre svuotate di forze fisiche e nervose non potevano dare vita ad uno spettacolo migliore di quello andato in scena. Di sicuro i milanisti speravano in una chiusura di stagione degna del blasone di una formazione che ha finito per spegnersi progressivamente dopo tre quarti di stagione condotta a ritmi sorprendenti. Gli infortuni in sequenza, l'oggettiva povertà qualitativa di una rosa troppo ristretta e le premature e destabilizzanti voci sul futuro della guida tecnica hanno influito in maniera determinante sull'infelice chiusura di torneo dei leonardiani.
Domenica prossima Milan-Juventus per concludere onorevolmente un capitolo importante della storia rossonera e salutare alla grande chi con competenza e signorilità ha traghettato questa società ad un importante punto di svolta della sua storia.
Gli obiettivi per l'immediato futuro e per un progetto a più ampio respiro non potranno prescindere da una programmazione del lavoro molto diversa che in passato, più lungimirante e votata ad un inevitabile rinnovamento della spina dorsale della rosa attualmente a disposizione.
Ripartire dalle poche certezze che l'anno calcistico 2009/2010 ha regalato a via Turati e dintorni, ovvero i risultati finalmente incoraggianti e per nulla casuali del settore giovanile, tornato a splendere dopo anni decisamente bui. In fondo la ricetta è semplice: investimenti mirati e moderatamente onerosi e assegnazione dei ruoli cardine a gente di comprovato spessore.
Solo così, con un Milan giovane e fresco negli uomini e nello spirito, si può pensare di tornare a sognare in grande nel giro di qualche anno.


