2006-2010: un declino totale per il Mondiale "rossonero"
Matteo Calcagni
Il Mondiale tedesco del 2006, oltre a regalare il massimo titolo agli Azzurri, fu motivo di lustro anche per i colori rossoneri, con tanti milanisti convocati dalle varie Nazionali: Dida, Cafu e Kakà (Brasile); Nesta, Gattuso, Pirlo, Inzaghi e Gilardino (Italia); Jankulovski (Repubblica Ceca), Shevchenko - anche se al Chelsea (Ucraina); Kalac (Australia); Vogel - poi ceduto al Betis (Svizzera); Simic (Croazia). Un totale di tredici giocatori su una rosa di ventiquattro. Quel Milan, che raggiunse la semifinale di Champions contro il Barcellona, era ancora all'apice e, l'anno successivo, riuscì a conquistare il titolo europeo, nonostante le cessioni eccellenti e l'estate travagliata. Quattro anni dopo, con il Mondiale sudafricano alle porte, le cose sono cambiate in maniera evidente: il Milan, dopo la finale di Atene, non ha più superato lo scoglio degli Ottavi di Champions, classificandosi quinto in campionato nel 2008 e due volte terzo nelle annate successive. Di riflesso, anche il numero dei nazionali che giocheranno in Sudafrica si è ridotto sensibilmente, con la sola Italia come vera rappresentante.
Tra i possibili milanisti che si contenderanno la Coppa del Mondo troviamo: Zambrotta, Pirlo, Gattuso e Borriello (Italia); l'unico straniero certo della convocazione è Thiago Silva (Brasile). Speranze ridottissime per il duo verdeoro Pato-Ronaldinho e per l'olandese Klaas-Jan Huntelaar, non convocato nell'ultimo stage pre mondiale dal c.t. Bert van Marwijk. Più possibilità, invece, per Oguchi Onyewu che, nonostante la stagione da desaparecido, potrebbe essere chiamato da Bob Bradley, avendo recuperato dal grave infortunio subito ad ottorbre. La statistica, dunque, parla di 5/6 rossoneri ai Mondiali, a differenza dei 13 del 2006: un numero sensibilmente ridotto che, in maniera piuttosto marcata, segna il declino della formazione rossonera, ormai non più al vertice del calcio europeo come in passato.


