L'esclusione di Dinho, inesorabile segno dei tempi
Francesco Somma
Per quanto si provi a non guardare, a voltarsi dall'altra parte, c'è poco da fare: Ronaldinho fuori dai Mondiali è la notizia del giorno. Più di Pato, che dopo una stagione sotto il segno degli infortuni, sapeva di non avere molte possibilità. Una notizia sicuramente buona per qualcuno, molto meno per gli amanti del calcio, per i tifosi del Brasile e del Gaucho, e per tanti tifosi rossoneri. Protagonista con la maglia verdeoro nelle ultime due rassegne, Campione nel 2002, Ronaldinho è stato inserito soltanto nella lista delle riserve dal c.t. Dunga. "Si è giocato il posto con altri", ha affermato l'ex Pescara, "prendo le mie decisioni in base a quello che succede in campo con i rispettivi club". Se è per questo, 10 gol, 17 assist (che in una stagione più aggraziata per gli attaccanti rossoneri avrebbero potuto essere molti di più) non sono, a nostro avviso, numeri trascurabili.
Specie nel campionato italiano, dove ad esempio Julio Baptista è riuscito ad andare in rete soltanto 3 volte: meno di Zaccardo e quanto Gennaro Sardo del Chievo, per intenderci. Eppure, Dunga lo ha preferito a Dinho. Evidentemente è un segno dei tempi. Forse siamo ad uno di quei bivii tanto dolorosi quanto inequivocabili, di fronte ai quali non c'è sforzo o prodezza che valga a convincere chi ha già deciso che non è più tempo per te. Malgrado una stagione decisamente buona (la migliore con la maglia del Milan), per R80 è cominciata la fase calante della carriera. C'è già qualcuno che la pensa così, e ahimè, si tratta di un parere che conta.


