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Fassone e Mirabelli, Keita e Conti, l'ossessione "triplete": tutta colpa di Cesariello...

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 16 giugno 2017, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
16.06.2017 00:00Editoriale

Gli ultimi anni di "non-mercato" hanno inculcato nei tifosi del Milan un'innaturale, inconsapevole parsimonia. Mi raccontava l'eclettico Fabrizio Cesariello, rossonero marchiato a fuoco, bancario, musicista, membro da una vita del direttivo "Lombardia rossonera", articolista di "Forza Milan!" e autore del divertentissimo "Tutta colpa dello zio Umberto" (che lo fece diventare milanista): "Mi trovavo con gli amici e dicevamo: io prenderei quello, e uno diceva: sì ma costa un botto. Un altro proponeva: allora prendiamo questo. E ancora uno che obiettava: eh, ma ci vogliono 30 milioni". La sindrome da Quintino Sella aveva contagiato tutti come se i soldi per la campagna acquisti fossero i nostri, a furia di sentirci ripetere i ritornelli dei tempi che sono cambiati, i russi, gli arabi, gli americani eccetera. Di riflesso oggi, dopo 2 anni di sitcom tra un closing e l'altro, ogni volta che il club annuncia un acquisto la prima reazione assolutamente spontanea e naturale diventa: "Ma da dove arrivano i soldi?", al punto ogni tifoso sentirsi costretto a consultare il saldo del proprio conto corrente, col timore che ne abbiano prelevati una parte da lì.

Ho scritto venerdì scorso che personalmente la questione non mi interessa. Né mi interessano i nomi: mi basta il fatto che la società abbia un obiettivo ambizioso con le eventuali alternative. Cercano il meglio, sono pronti a dovervi rinunciare senza però seppellire l'obiettivo. Puntano a Belotti? Magari... Altrimenti Kalinic? Bene uguale. O Aubameyang? Meglio ancora. L'importante è che sappiano che serve un altro forte attaccante al fianco dell'ottimo André Silva. Vogliono Keita? Perfetto. Lui fa i giochini col suo procuratore e il braccio di ferro con la Lazio? Pazienza. Va bene anche Deulofeu se si trova il modo di farlo restare e, soprattutto, di non far partire Suso. Biglia o Krychowiak? O Borja Valero? Fate pure. Da Constant a Birsa fino a Honda e molte altre comparse di queste ultime stagioni, è tutto grasso che cola.



Le questioni Keita e Conti fanno riflettere. Nel primo caso il Milan ha parlato con il club e poi con il giocatore, offeso perché a parlargli non è stata la Lazio. Nel secondo caso il Milan ha parlato col giocatore e poi con l'Atalanta, offesa perché non è stata interpellata per prima. Quisquiglie strumentali, giochi da procuratori e dirigenti. Non esiste sulla terra, ricordatevelo quando leggete o sentite le balle su Dybala, che non voglia venire al Milan. Adesso come un anno fa,  2, o 3. Fare o non fare la Champions - ricordate i pruriti di Bacca un anno fa? – è irrilevante: conta l'assegno. In questo caso qualsiasi poppante si affidi a Raiola, è già molto avanti nel programma.

A chi mi rinfaccia i "giudizi" dei mesi scorsi sui cinesi, su Fassone e Mirabelli oggi che ne sto seguendo con interesse e consenso l'operato, rispondo che l'attenzione la vigilanza - professionale e di amore - restano alte, molto alte: non molliamo la presa. Per loro parlavano, anzi parlano rispettivamente un curriculum un po' troppo variegato (Napoli, Juventus, Inter per periodi relativamente brevi) e un curriculum pressoché inesistente a certi livelli. Si potrà discutere tra
un mese sull'operato relativo ad acquisti e cessioni, ma le idee chiare quelle le hanno. Curriculum o no. Non dimenticando il ritorno in sede di Gattuso e Abbiati, garantisti dei quali tutti in questi mesi abbiamo sentito il bisogno.

Questa ossessione dell'Inter nello sbandierare il suo triplete del 2010 e quello della Juve nell'inseguire invano il suo, è francamente un po' ridicola. Letteralmente, la definizione di questa impresa sportiva comprende la conquista di 3 competizioni differenti nel medesimo anno solare (non stagione). Un classico esempio, ma solo un classico esempio appunto, è la conquista del titolo e della Coppa Nazionale unita a quella di un trofeo continentale. Naturalmente nei Paesi dove la Coppa Nazionale ha storia, peso, importanza e prestigio: non è certo questo il caso della Coppa Italia. Il che non esclude Champions, Supercoppa europea e Intercontinentale (Mondiale per club), per esempio, ma a parte la questione del ranking che non c'entra nulla con le vittorie, nessuno al Milan in 25 anni ha mai avuto l'ossessione di sbandierarla nel 1989, 1990, nel 2007... Le ossessioni si vincono esorcizzandole. Se continui a parlare di Totti senza che nessuno te lo chieda e tu adesso alleni l'Inter, hai un'ossessione. Se continui a parlare del triplete che hai vinto ma per 100 anni ne hai ignorato persino l'esistenza, hai un'ossessione. Se continui a pensarci senza vincerlo mai, hai un'ossessione. L'ossessione del milanista? La Supercoppa di Doha, che ha ricordato quanto è bello vincere. Ossessivamente sufficiente.

per Milannews.it

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