GRAZIE STEFANO, EROE MODERNO
Davide Bin
La definizione "eroe moderno" data a Borgonovo è di Roberto Baggio, compagno e amico di un tempo, che ha voluto sottolineare il coraggio e la capacità di Stefano di mettere la sua faccia e la sua sofferenza al servizio della ricerca per la malattia; il grazie, invece, è tutto mio e, penso, di tutti quelli che, come me, hanno assistito alla splendida serata andata in scena allo stadio Franchi di Firenze e non si sono vergognati di commuoversi ed emozionarsi, come hanno fatto anche tanti protagonisti in campo. Ogni tanto ci vogliono appuntamenti come questi, che ti facciano riflettere e pensare sulle cose davvero importanti della vita, sui veri drammi, sui reali problemi e ti facciano capire che gli uomini sembrano fatti apposta per farsi del male da soli, dividendosi in gruppi e fazioni, litigando per qualunque cosa, anche la più futile come una partita di calcio, ma che poi davanti al dolore e alla sofferenza di un proprio simile sanno riscoprire la solidarietà e l'affetto che vanno al di là di qualunque divisione e rivalità; poi ricominciano i campionati e le partite "vere" e si riprende a fare tragedie per una sconfitta, ad arrabbiarsi per un rigore non dato o un fuorigioco non visto e ad insultarsi fra tifoserie rivali, ma certe serate rimangono nella memoria e ti lasciano "un'emozione per sempre", per dirla alla Eros Ramazzotti. Dispiace solo che questi appuntamenti prendano spunto e origine dalle tragedie (quelle vere) di qualcuno, che in questo caso è un ex calciatore, una volta bello, ricco e famoso e ora costretto all'immobilità sulla sedia a rotelle per colpa di una malattia subdola e bastarda (anzi "stronza" come l'ha definita lo stesso Borgonovo) che ti toglie la capacità di muovere qualunque muscolo, lasciandoti però la piena lucidità mentale e la voglia di vivere senza riuscire a vivere ed essere autosufficiente.
La serata di Firenze è stata bellissima e struggente e la dimostrazione migliore viene dalle facce dei protagonisti, quelli di ieri, che hanno conosciuto Borgonovo e sono stati suoi compagni, ma anche quelli di oggi; la prima "istantanea" che mi viene in mente, infatti, è quella del volto di Ronaldinho quando le squadre erano schierate a centrocampo in attesa che l'ospite d'onore della serata concludesse il giro di campo e passasse a salutare anche i giocatori; il campione brasiliano, sempre allegro e sorridente, era visibilmente emozionato e colpito dall'atmosfera di uno stadio apparentemente in festa come in una qualunque partita, ma pieno di gente che si era radunata lì per salutare un uomo sfortunato, un vecchio amico, una persona che aveva regalato loro tante emozioni in passato e che ora aveva bisogno di ricevere in dono un po' di affetto e di carica per affrontare un autentico dramma e un viaggio verso un tunnel che non si sa dove porti e se abbia davvero un'uscita. Ovviamente restano negli occhi le immagini della commozione e delle lacrime di tanti giocatori: il primo è stato Gullit, ma lo hanno presto imitato Ancelotti, Giovanni Galli e tanti altri, che non si sono vergognati di mostrare le loro umane emozioni come è giusto che sia. Anche davanti al dolore ognuno reagisce a modo suo e non per questo deve essere criticato o biasimato: Roberto Baggio, ad esempio, non ha versato lacrime, è apparso sempre sorridente e allegro, ma ciò non vuol dire che non fosse colpito e commosso come e più degli altri, visto che è stato un autentico "angelo custode" per Borgonovo in tutta la serata, complice anche il fatto che le sue martoriate ginocchia non gli hanno permesso di giocare; ha spinto Stefano nel giro di campo sia prima che dopo la partita, gli è rimasto vicino durante l'incontro parlandogli, facendo battute, scherzando e mostrando "a parole" quell'intesa che avevano quando duettavano e segnavano in campo, un'intesa magicamente ritrovata a distanza di tanti anni, nonostante i due non si fossero più visti e frequentati per molto tempo. A loro modo Borgonovo e Baggio hanno dato ancora spettacolo, emozionando il pubblico accorso allo stadio per loro, ma anche quello davanti alla televisione e gli altri protagonisti della serata sono stati ben contenti di fare solo da comprimari e lasciare loro l'onore della ribalta.
Ovviamente si è giocata anche una partita, finita 4-1 per la Fiorentina, ma mai come in quest'occasione, gol e azioni contano davvero poco; però è stato bello rivedere in campo tanti campioni del passato ed è stata azzeccata l'idea di Ancelotti e Prandelli di "mischiare le carte" nel primo quarto d'ora, affiancando giocatori attuali e del passato. Che emozione (ora ovviamente parla il milanista che c'è in me) rivedere la difesa degli Invincibili e Immortali (Tassotti, Baresi, Costacurta e Maldini), oppure Ronaldinho e Seedorf duettare con Donadoni e Albertini, in un'ideale passaggio di consegne fra fantasisti del Milan che fu e del Milan attuale. Baresi forse ha perso lo spunto di un tempo (e si è visto in occasione del primo gol di Pazzini), ma certo non l'abitudine di dirigere e far salire la difesa ad ampi gesti come ai bei tempi; e che dire di quel Massaro che dettava il passaggio nientemeno che a Ronaldinho, arrabbiandosi per un'esecuzione non perfetta? I campioni di razza non perdono mai la loro mentalità agonistica e vincente e, infatti, lo stesso Massaro ha siglato l'unico gol rossonero della serata con una staffilata dal basso verso l'alto che ci ha riportato indietro con la mente ai tempi di "Provvidenza Massaro" che siglava gol importanti e decisivi. Che nostalgia nel rivedere tutti o quasi i campioni di quegli anni gloriosi e vincenti e di quella stagione '89-'90 in cui era presente in rosa anche Borgonovo; fu l'anno della seconda Coppa dei Campioni consecutiva, dello scudetto perso nella "fatal Verona", della Coppa Italia persa solo in finale contro la Juventus, di un Milan che poteva realizzare il grande Slam ma non ci riuscì per un soffio e non solo per demeriti proprio (ma questa non è certo la sede e l'occasione giusta per fare polemiche...), una squadra piena di campioni e in cui ebbe un ruolo, magari marginale ma decisivo, lo stesso Borgonovo, con quel magnifico pallonetto di Monaco. Ora tutti sono invecchiati e appesantiti, ma è stato bello ed emozionante rivederli insieme e aver avuto l'ennesima dimostrazione che sono stati grandi giocatori ma sono stati e continuano ad essere anche grandi uomini dal cuore d'oro e molto sensibili. Anche per questo ti dico grazie, caro Stefano, perchè mi hai fatto rivivere le emozioni del passato e, improvvisamente, come per magia, davanti agli occhi non scorrevano più le immagini del presente ma quelle in cui tu, insieme agli altri, alzavi felice e soddisfatto quella Coppa dei Campioni che giustamente senti anche tua, pur non avendo giocato nemmeno un minuto della finale di Vienna. E' bello ricordarti così, ma è altrettanto bello aver vissuto le emozioni di questa struggente serata; la cosa più importante, però, è che, ora che le luci della ribalta si sono spente e la "festa" in tuo onore è finita, nessuno si dimentichi di te e del dramma che stai vivendo con grande dignità e coraggio, diventando un esempio e un vero "eroe moderno" per tutti noi. Ciao Stefano, speriamo di "rivederci" presto, perchè serate così fanno bene e danno carica positiva a tutti, non solo a te e, sicuramente, sei stato di grande esempio e insegnamento per chiunque, con il tuo coraggio e la "positività" che hai voluto trasmetterci con quei messaggi sul tabellone dello stadio, ricchi di speranza e di ottimismo; è per questo che ti dico ancora grazie con tutto il cuore!


