E ora parliamo di mercato: Andrè Silva e il paragone che non regge. Sono due i colpi in discussione
Fabrizio Tomasello
Ora che Montella è stato licenziato, che il principale impallinatore di talenti rossoneri è stato rimosso dal suo incarico, per la gioia del sempre più inquieto popolo rossonero, si annunciano tempi difficili al Milan. Un calabrese illustre, l’On. Cetto Laqualunque, nel corso delle sue roventi campagne elettorali annunciava prosaicamente “Cchiù pilu pe' tutti”. Il suo conterraneo Gattuso più semplicemente si è limitato ad annunciare “Più responsabilità per tutti”. Perchè con l’esonero di Montella e la promozione del focoso Rino, evaporano come per incanto le varie giustificazioni che il mondo del calcio ha finora riconosciuto sia alla nuova dirigenza che alla rosa dei calciatori. Fin quando sul ponte di comando di Milanello c’è stato l’allenatore campano, è toccato a lui incassare tutti gli improperi, gli insulti, le rimostranze di un popolo rossonero sempre più sconcertato da un andazzo tanto altalenante. Adesso la pacchia è finita per tutti.
I calciatori del Milan non avranno più il parafulmine di Montella a proteggerli. Dall’altra parte anche Fassone e Mirabelli non avranno più l’alibi di un allenatore scelto da qualcun altro, nella fattispecie l’ex amministratore delegato Galliani, anche se resta la domanda da un milione di punti: perchè confermarlo sulla panchina del Milan se - come è apparso subito fin troppo evidente e al netto dei doverosi ma poco convinti apprezzamenti di facciata - non c’era nei suoi confronti la necessaria fiducia? E soprattutto perchè mettere su una squadra costruita ad immagine e somiglianza (vedi l’acquisto di Kalinic, ad esempio) di un tecnico ritenuto non ideale per la rinascita tecnica del club?
A proposito di mercato, si fa un gran parlare dell’operato di Massimiliano Mirabelli, giudicato da una nutrita fetta dell’opinione pubblica - anche a tinte rossonere - responsabile di una campagna acquisti non all’altezza dei proclami e delle aspettative. Premesso che personalmente sono di tutt’altro avviso e concordo con il direttore dell’area tecnica Massimiliano Mirabelli quando afferma che «La rosa è valida, composta da giocatori bravi e giovani per aprire un ciclo è che i bilanci si faranno alla fine», forse è il caso di fare qualche ragionamento.
La prima ondata di critiche riguarda ovviamente i 63 milioni di euro per Andrè Silva e Kalinic, anzichè per un centravanti di peso e spessore internazionale capace di fare 25 gol a campionato. Ora, premesso che i due neo milanisti sono rispettivamente il centravanti titolare della nazionale portoghese, Silva, e quello della nazionale croata, Kalinic, l’errore - se di errore vogliamo parlare - potrebbe essere stato commesso a monte, quando a luglio ci si è fidati di Jorge Mendes che ha garantito per il suo pupillo portoghese, tanto da spedire al Porto un assegno da 38 milioni di euro per far arrivare l’attaccante classe ’95 a Milanello. A quel punto, vista l’impossibilità di spendere altri 70-80 milioni per un top player, l’acquisto relativamente a buon mercato di Kalinic, per altro fermamente voluto dall’allenatore Montella, è stata solo una diretta conseguenza.
Io però continuo a vedere nel centravanti lusitano un potenziale fenomeno, si tratta solo di lasciargli il tempo di crescere. Per capirci, prima di fare paragoni con Icardi, lasciamolo crescere altri 3 anni (il capitano nerazzurro è del febbraio '93, il portoghese novembre '95) e facciamolo ambientare in Italia come l’argentino dell’Inter ha fatto abbondantemente, poi magari ne riparliamo.
Piuttosto sono altri i colpi di Mirabelli che andrebbero messi sotto la lente di ingrandimento. Ad esempio i quasi 20 milioni spesi per Musacchio, un difensore che non è mai stato un fenomeno e probabilmente mai lo sarà, tanto che al Milan lascia spesso e volentieri la maglia da titolare al colombiano Zapata.
E poi c’è la dolente note del turco Calhanoglu, visto e apprezzato al Milan per non più di un paio di segmenti di partita, a fronte di un’altra serie imbarazzante di prestazioni tanto anonime quanto irritanti. Chi conosce bene l’ex Leverkusen lo descrive come un giocatore talentuoso ma terribilmente discontinuo, uno che in Bundesliga si è messo in luce quasi ed esclusivamente per la sua abilità sui calci piazzati (che al Milan peraltro ancora non ha mostrato). Un po’ poco in riferimento ai 23 milioni spesi in estate per prelevare il suo cartellino dal club tedesco. È vero che il numero 10 rossonero è ancora molto giovane, classe 1994, ma la sensazione è che le caratteristiche del ragazzo non siano propriamente funzionali alle esigenze del Milan attuale. Naturalmente aspetto di essere sbugiardato dalla prossima tripletta del turco, non appena sarà perfettamente guarito. Forza Hakan, smentiscimi, ma fallo in fretta!


