Gattuso non può fare miracoli come non ne fecero neppure Sacchi e Ancelotti entrati in corsa
Alberto Cerruti
PoveRino Gattuso. Poverino, perché un esordio così fa più male di una coltellata, come ha commentato lui, senza nemmeno la possibilità di giocarsi i tempi supplementari, visto che aveva paragonato la partita contro il Benevento a una finale di Champions. Alla fine, invece, rimane un 2-2 che entra nella storia per tre motivi: perché è stato ildebutto di Gattuso sulla panchina del Milan; perché è stato il primo punto in A del Benevento; e infine perché è stato raggiunto, con il gol di un portiere in tuffo al 95’! Eppure, ripensando al minuto decisivo, non mi sento di parlare di beffa, perché il Benevento si era già meritato il pareggio. A scanso di equivoci, però, non me la sento neppure di addossare la minima colpa a Gattuso, che assolvo a prescindere, per la sua prima partita e per quelle che verranno, evitando se possibile il termine “abbordabili”,che tra l’altro porta pure male. Non voglio parlare della sua mancanza di esperienza su una panchina di serie A, né delle scelte degli uomini e tantomeno del gioco, perché Gattuso è soltanto l’ultimo, involontario, esempio autunnale di un fallimento delle scelte estive della società. Più vittima, quindi, che colpevole, come furono vittime i precedenti allenatori del Milan chiamati in corsa per cercare di risolvere, senza riuscirci, i problemi tecnici e di conseguenza di classifica.
Il ricordo più clamoroso di tutti è legato allo stesso periodo, con una sinistra coincidenza di date. Era il 1996 ed era il 4 dicembre quando Sacchi ri-debuttò sulla panchina del Milan, al posto di Tabarez. Sembrava l’uomo più adatto, dopo il suo passato glorioso, per risollevare i rossoneri che annaspavano, guarda caso, allo stesso settimo posto di quest’anno. E sembrava una formalità vincere contro il modesto Rosenborg, per di più a San Siro, per qualificarsi in Champions. Invece il Milan riuscì a farsi battere 2-1 dando addio all’Europa, con una progressiva retromarcia in campionato, fino all’undicesimo posto finale, peggior piazzamento dei 31 anni della gestione Berlusconi!
Domenica il Milan non ha perso, ma è come se avesse perso perché il Benevento era ancora a quota zero dopo 14 partite, in cui non aveva mai segnato più di un gol. E diciamo la verità, se fosse stato ancora in panchina, dopo una partita del genere Montella sarebbe stato esonerato, a maggior motivo rispetto alla settimana precedente, dopo lo 0-0 contro il Torino. Per consolare Gattuso, e per ricordare alla coppia Fassone-Mirabelli che i cambi in corsa servono a poco, aggiungiamo che nemmeno Ancelotti riuscì a riportare subito lo scudetto al Milan, quando fu chiamato al posto di Terim nel novembre del 2001. Anche quel Milan, con Gattuso in campo e allora quinto, ricominciò con un pareggio, 0-0 in casa contro il Piacenza, finendo soltanto quarto, a meno 14 dall’Inter terza e soprattutto a meno 16 dalla Juve campione, con una clamorosa bocciatura in coppa Uefa, dopo uno 0-4 sul campo del Borussia Dortmund. Per la serie “nessuno fa miracoli”. Perché l’unico che ci riusciva è morto qualche secolo fa. E non era un allenatore…


