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Auguri al neoventenne Cutrone, simbolo della crisi del calcio italiano che preferisce gli stranieri

autore
Alberto Cerruti
per Milannews.it
martedì 2 gennaio 2018, 00:00Editoriale
autore Alberto Cerruti
02.01.2018 00:00Editoriale

Tanti auguri a Patrick Cutrone, 20 anni il 3 gennaio, capocannoniere del Milan, speranza per il futuro e certezza per il presente, perché né Kalinic, né Andrè Silva fin qui hanno segnato quanto lui: 9 reti in tutte le competizioni, dall’Europa League alla coppa Italia, campionato compreso. E’ vero che l’ultimo gol rossonero del 2017, quello dell’1-1 a Firenze, non porta la sua firma, ma sarebbe sbagliato rispedire tra le riserve la più bella sorpresa di questa prima parte della stagione, da Montella a Gattuso.

Cutrone, per quello che ha fatto anche quando non ha segnato, merita di essere titolare, perché ha dimostrato di possedere la tecnica di Gilardino e il fiuto del gol di Inzaghi, per rimanere agli ultimi due attaccanti campioni d’Europa dieci anni fa ad Atene contro il Liverpool, quando alle loro spalle giocava Gattuso.

Ero a Lugano, l’11 luglio scorso, per il debutto stagionale del Milan, curioso di vedere le nuove stelle filanti Musacchio, Rodriguez, Kessie, Calhanoglu e Borini, acquistate dalla coppia Mira-Fax. Invece sono stato colpito subito da Cutrone, capace di segnare il primo gol della nuova stagione, inserendosi sotto porta con perfetta scelta di tempo. Visto che qualche fila sotto la tribuna stampa c’era Oscar Damiani, ex milanista, uno dei procuratori più seri e preparati, all’intervallo mi sono avvicinato a lui per chiedergli informazioni su quell’attaccante che Montella aveva preferito a Bacca, lasciato in tribuna. “Oscar, tra tutti i nuovi quello che mi è piaciuto di più è quel ragazzo che ha segnato il primo gol? Da dove arriva questo Cutrone?”. “Gioca nella “Primavera”, è molto bravo, ma è giovane”, mi aveva risposto Damiani. Così da quel giorno ho seguito con particolare attenzione Cutrone, confortato dal parere entusiasta di Walter De Vecchi, grande centrocampista della “stella” che lo aveva allenato nelle giovanili e anche da quello, altrettanto entusiasta,  di Gattuso che lo aveva conosciuto in ritiro. Tutti e due mi avevano parlato del “fuoco dentro” di Cutrone che aveva però il grande difetto di essere italiano e di essere stato pagato soltanto 1.500 euro nel 2006, quando lo aveva scoperto quello straordinario cacciatore di talenti che si chiama Mauro Bianchessi.

Da quel lontano 11 luglio ne ha fatta di strada Cutrone, decisivo nell’ultimo derby di coppa Italia. Adesso vale 40 milioni, 2 in più di quelli spesi per Andrè Silva, ancora a secco in campionato, ma soprattutto più di quelli spesi per Kalinic, acquistato alla fine del mercato. E proprio ripensando a loro due, Cutrone diventa il simbolo, suo malgrado, della crisi del calcio italiano, che preferisce strapagare gli stranieri, ignorando i nostri giovani, spesso migliori. Nel suo caso chiamarsi Patrick non è bastato. Il suo cognome doveva essere Cutronic e soprattutto doveva costare tanto. Ma siccome il campo è galantuomo, il neoventenne Cutrone oggi non è più uno sconosciuto, ma una realtà. A maggior ragione per Gattuso, un capricorno come lui che di anni ormai ne ha il doppio, e nelle sue scelte non si lascerà condizionare da niente e da nessuno.

per Milannews.it

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