Le cinque mosse vincenti di Gattuso che merita la Champions: dal lancio di Cutrone agli abbracci di Conti
Alberto Cerruti
Chiamiamola pure Gattusomania, perché rende bene l’idea. Tutti per Gattuso, Gattuso per tutti. E il Milan, che sembrava in caduta libera dopo il 2-2 del suo esordio a Benevento, adesso sembra in rampa di lancio, per guadagnarsi la finale di coppa Italia, il quarto posto in campionato con un nuovo sgambetto all’Inter, e perché no il successo finale in Europa League, per rientrare alla grande in Champions. Il tempo dirà, ma intanto ha già detto che Gattuso ha ricostruito il Milan con cinque mosse vincenti.
La prima è stata la più urgente, ascoltando le parole, o meglio i lamenti, di tanti giocatori. Allenamenti più duri e preparazione più intensa, per evitare cali di tensione a livello atletico e mentale. E così il Milan si è rimesso a correre, senza finire la benzina a metà partita, o peggio senza essere in grado di rimontare dopo essere stato in svantaggio. Un’intensità indispensabile per durare e vincere di più.
La seconda mossa è stata la più semplice, anche se la meno scontata ricordando il recente passato. Tutte le squadre in ogni parte del mondo, oggi come ieri, funzionano se hanno un’identità a livello tattico e nei rispettivi interpreti. Gattuso è stato bravo a battezzare il 4-3-3 dando fiducia alla coppia centrale difensiva formata da Bonucci e Romagnoli, con Biglia perno del centrocampo tra Kessie e Bonaventura. E in attacco dopo aver provato invano a rilanciare Kalinic ha puntato su Cutrone, tra Suso e Calhanoglu. E Cutrone è diventato il simbolo del suo nuovo Milan, felice eredità lasciata ai nuovi dirigenti dal suo scopritore Bianchessi. Fiducia a undici titolari, quindi, senza cadere nella trappola di un esagerato turnover. I risultati si sono visti con un nuovo affiatamento e una nuova fiducia per tutti.
La terza mossa è stata quella di non abbandonare le riserve, creando il cosiddetto gruppo, che nel suo caso non è un facile luogo comune, ma una rara realtà. Così si spiegano la rinuncia a nuovi acquisti a gennaio e la maxi convocazione di tutti i giocatori per la doppia trasferta romana. E così si spiegano le feste a fine partita, dopo il 2-0 contro la Roma, delle riserve rimaste in panchina o addirittura di chi era a bordo campo, come Conti che saltava felice ad abbracciare compagni con i quali non ha più giocato, dopo il grave infortunio di inizio stagione.
La quarta mossa è stata quella di non porre limiti, né scadenze. Il traguardo non è alla fine della stagione, ma dopo ogni partita, correndo e non soltanto metaforicamente su ogni fronte. Campionato, coppa Italia ed Europa League hanno lo stesso valore e vanno affrontati con gioia, senza lamenti come Sarri. Una ventata di ottimismo e di concretezza che ha contagiato tutti.
La quinta e ultima mossa è da grande psicologo. Dopo lo 0-2 contro la Roma in casa, Montella parlava sorridendo dei progressi della squadra. Dopo il 2-0 contro la Roma in trasferta, invece, Gattuso parlava con la faccia scura ripetendo che bisogna volare bassi, senza creare mostri in riferimento all’ultimo gol di Cutrone e al primo di Calabria. Un bagno di umiltà che lo ha fatto diventare campione del mondo e adesso lo fa volare verso la Champions.


