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Adesso nessuno dica che non rimpiange Kakà

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
sabato 3 luglio 2010, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
03.07.2010 00:00Editoriale

Il Brasile è a casa. In mezzora telecronisti, opinionisti, soloni sono scesi dal carro di Dunga (ri)scagliandosi contro di lui. Avevano appena finito di dire che era la favorita, squadra solida mista tecnica, giocava il miglior calcio, che in fondo stava avendo ragione lui, poi dopo l’1-1 di Sneijder (ma perché si sono incaponiti nell’assegnare l’autogol di Melo? Le norme Fifa prevedono da anni che se la palla era diretta in porta, la deviazione non conta) l’ha afflosciata e immediatamente Dunga è tornato il pirla che non ha portato Ronaldinho e Pato eccetera. Certo la cocciutaggine sull’impiego di Melo non è stata ricambiata dallo juventino: ha fatto un discreto Mondiale, ma scivola sulle solite bucce di banana appena sale la tensione. E’ un nevrotico, quindi un mediocre.



In tempo reale sono scesi in molti, tra i milanisti e non solo, anche dal carro di Kakà: in fondo venderlo non è stato un brutto affare, cosa ha combinato al Real e col Brasile? E anche nella sua ultima stagione rossonera non aveva fatto grandi cose. E’ incredibile la rapidità con cui gira il vento nel calcio, nessun valore è assoluto, nessuna considerazione è scolpita nella memoria. Oggi fuoco, domani cenere. Anzi, stamattina e stasera. Ma la storia racconta sempre la verità, se non viene manipolata: il Milan non aveva mai venduto nei suoi 110 anni il suo giocatore più forte. Weah e Shevchenko, come a suo tempo Gullit, erano nella fase discendente e non hanno combinato più niente. Kakà se n’è andato a 27 anni nel pieno della maturità, ma anche nel bel mezzo di una pubalgia che lo tormenta. E’ vero che si tratta di un muscolare e un tecnico, è vero che non potrà (tra 4 o 5 anni) giocare da fermo come hanno fatto Rivaldo, Ronaldo, Beckham e Dinho grazie al loro tasso sopraffino. La sua forza, come per Gullit e Sheva, sta nella progressione, nella potenza, nella “gamba”. Ma alla sua età avrà ancora modo di dimostrare chi è e comunque la sua immagine resta positiva, sorridente e serena, pur se il Sudafrica ha rischiato di imbrattarne la pulizia con qualche scatto nervoso di troppo. La frustrazione del campione, non l’ira dello stolido come Melo.

Se qualcuno ora davvero pensa che non sia stato uno sbaglio vendere Kakà, non lo penserà di Ronaldinho se dovesse andarsene e comincerà a convincersi che in fondo anche Pato o si sveglia, diventa continuo, matura, esplode, o meglio darlo via. La pazienza è una dote che manca nel calcio, come la memoria. Sono spesso due errori madornali riassunti da una inaccettabile superficialità di giudizio, anche se chiunque ha il diritto di pensare che vendere Kakà per acquistare Onyewu sia stato un affare. Dice il proverbio: chi si accontenta gode.

per Milannews.it

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