Ibra: perché si e perché no
Pietro Mazzara
Zlatan Ibrahimovic al Milan. Tra conferme, smentite e mezze verità, la querelle sta andando avanti da molti giorni e, più si va avanti, sembra arricchirsi di nuovi particolari. Lo svedese non rientra più nei piani di Pep Guardiola ed il presidente del Barcellona, Sergio Rossell, se ne vuole liberare visti anche gli arrivi di Villa e Mata dal Valencia. Il tifo rossonero è spaccato in due in merito al possibile approdo dell’ex Inter al Milan tra chi vede, in questa possibile operazione, un grosso smacco all’Inter mentre, l’altra parte, sostiene che sarebbe una trattativa troppo dispendiosa sia nell’immediato che nel futuro. Ibra, però, nonostante le parole del suo agente Mino Raiola, che un giorno ci dovrà spiegare, anche se lo si sa, cosa va a fare in via Rosellini ogni volta che c’è la riunione di Lega, non vuole più restare in Catalogna in quanto ha preso coscienza del fatto che ha lo spazio chiuso dai due nuovi arrivi proprio nel reparto avanzato. La ricerca di nuovi stimoli, tornare in un campionato che conosce e, soprattutto, dimostrare di non essere finito, come lo hanno etichettato i media catalani, potrebbero essere dei validi motivi per ritornare a Milano, sulla sponda rossonera del naviglio.
Gli ostacoli però a questa trattativa sono di natura prettamente economica. Lo svedese percepisce 7 milioni di stipendio fisso più i bonus che lo fanno lievitare a 10 milioni, in base al raggiungimento degli obiettivi. Cifre assurde ed impensabili per l’attuale politica rossonera ma, c’è un ma. Il presidente del Barcellona, pur di liberarsi del suo attuale numero 9, è disposto a venire incontro a Galliani sia sul prezzo del cartellino, spalmabile in più tranche, sia sull’ingaggio e, a testimonianza di ciò, ci sono i continui contatti tra il numero uno blaugrana e le sale strategiche di via Turati. Se la cosa si farà, lo si vedrà nelle prossime settimane.


