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Da Bonucci a Bonucci. Da Mirabelli a Sabatini. Dallo Stadium al derby

autore
Mauro Suma
per Milannews.it
sabato 31 marzo 2018, 00:00Editoriale
autore Mauro Suma
31.03.2018 00:00Editoriale

Non vogliono fischiare Leonardo Bonucci. Vogliono trarre vantaggio dalla rabbia che hanno nei suoi confronti. Intimorire lui, per intimorire il Milan. Metterla come fecero gli stessi tifosi rossoneri nei confronti di Leonardo nel derby dell'aprile 2011 o come quelli viola contro Riccardo Montolivo nell'aprile del 2013 nella sfida Champions fra Fiorentina e Milan. In quel derby, Leonardo, dalla panchina, non aveva modo di opporsi sul campo alla cascata fluviale di dissenso nei suoi confronti. Montolivo invece sì e mentre Pizarro cercava di farsi forte nei suoi confronti, dribblandolo mentre il Franchi lo fischiava, Monto non si smontò gli strappò il pallone e andò a segnare un gol psicologicamente e umanamente pesantissimo. Questi i precedenti, ma ogni stadio ha la sua carica, la sua anima e la sua acustica.

Bonucci è stato bravissimo per anni a cavalcare l'onda della propria tifoseria. Bonucci sa che quello stadio tira fuori dai propri giocatori anche quello che non hanno. Attraverso la tranquillità di Bonucci nel reggere il peso della serataccia che gli ha preannunciato Barzagli, passa molta parte della prestazione rossonera a Torino. Bonucci non è più quello dell'espulsione contro il Genoa, è invece quello che stringe a sè Donnarumma in una serata difficilissima per il giovane portiere e che dà il via alla risalita rossonera in campionato con il gol contro il Crotone. Così come Leone, come lo chiama Gattuso, non è mai stato ruffiano verso i tifosi rossoneri ai quali ha dato professionalità, senso della responsabilità e intensità, allo stesso modo deve essere tetragono rispetto a quelli bianconeri. Anche il piccolo spicchio rossonero dello Stadium dovrà avere la sua importanza, cantando sempre e comunque come all'Emirates. Sostenere Bonucci per sostenere il Milan. Il capitano milanista che sta diventando anche capitano azzurro sa che l'accoglienza che gli stanno preparando è storica. Ed è qui che, senza retorica ma con tanta sostanza, Leonardo ha la straordinaria opportunità, è nelle sue facoltà e capacità, di rendere storica la sua prestazione. Il Milan sempre battuto allo Stadium dall'ottobre 2011 in poi, prima o poi ce la farà a non farsi trafiggere. E se accadesse con Bonucci capitano, l'obiettivo centrato sarebbe doppio. La posta in palio è alta, durissima da conquistare, ma soffrire e stringere i denti per centrarla...insomma sì, ne vale la pena.

Quante volte in questa stagione di graziosa attenzione mediatica nei confronti del Milan, è stato messo sulla graticola Massimiliano Mirabelli? Molte moltissime. Nella accurata rassegna stampa che ogni vero tifoso rossonero si sta costruendo di giorno in giorno, gli articoli invernali sul ds rossonero con i giorni contati non mancano di certo. Tante attenzione, tante fosche previsioni ma Mirabelli continua a lavorare e a rimanere concentrato. Dall'altra parte della città, nel silenzio generale, nel solito consenso minimo garantito, inaspettato e mai pronosticato, è arrivato l'abbandono di Walter Sabatini. Attraverso i direttori, la foto di una situazione. Da una parte la catastrofe non produce nulla, dall'altra il silenzio produce tutto. Da una parte, nel momento in cui tutti si sentono sotto un treno (cit.) c'è il coraggio e c'è la visione di puntare su Rino Gattuso nel momento più difficile di tutti e la proprietà asseconda il responsabile (nel vero senso della parola, nel senso della grande responsabilità che si prendeva) dell'area tecnica, dall'altra quando si tratta di portare Ramires da un capo all'altro della polisportiva c'è il solito disinteresse, il solito disimpegno, le solite spallucce. Rispetto alle quali, continuerà ad esserci il solito silenzio e le solite coperture. Fino a che, in un colpo solo, tutti i nodi verranno al pettine. Anche in quel caso clamorosamente e sorprendentemente. Prima la Juventus e poi l'Inter. Rino Gattuso si è fatto carico del doppio fardello, senza fare la vittima e senza avere paura. Mentre la società ha assunto la propria posizione solo ed esclusivamente per illustrare ai propri tifosi i motivi della situazione disagiata che si andava delineando su un piano organizzativo e di hospitality, su un altro fronte l'allenatore e la squadra si sono fatti carico senza fare una piega di affrontare le due rivali storiche in due partite durissime nel giro di quattro giorni. Il Milan è abituato a tutto questo, non mette le mani avanti e non fa una piega. Come quando si è trattato di affrontare la Lazio in campionato quando i biancocelesti erano avanti di 14 punti e ancora la Lazio in coppa Italia nel giro di tre giorni, la Roma all'Olimpico in campionato e la Lazio all'Olimpico in semifinale in coppa Italia nel giro di tre giorni, il Genoa su un campo dove in molti hanno perso e l'Arsenal (e l'arbitro) a Londra sempre nel giro di tre giorni. Vinci o perdi, ma giochi o te la giochi. Senza mettersi al riparo di qualche comma o di qualche norma. Non una parola sull'argomento da parte di Gattuso sull'argomento alla vigilia di Juve-Milan e qualsiasi domanda gli fosse stata posta in questo senso, sarebbe stata sbriciolata dallo stesso tecnico rossonero. Quali che siano i risultati, è un atteggiamento che sarà molto utile al Milan della prossima stagione e del futuro.

per Milannews.it

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