Gasperini dice tutto sulla nuova Roma: "Malen, Dybala al top, lo stadio e i sogni"
TMWA Trento è in corso il Festival dello Sport, edizione 2026. Nel corso del panel "La Roma tra presente e futuro" - tenutosi presso il Teatro Sociale di Trento - ha parlato l'allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini, intervistato sul palco da Luigi Garlando. Ecco di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com.
Cosa ricordi del primo allenamento e del primo messaggio?
"Il primo allenamento lo attendevo perché dopo tanti anni affrontavo una nuova realtà, importante come quella di Roma. Atteso anche dai giocatori che si sono presentati preparatissimi, forse temevano la mia preparazione. Il mio timore era legato alle fondamenta nuove da costruire, quel qualcosa di nuovo era legato a concetti chiari di gioco, un po' diversi da quelli cui erano abituati i giocatori. Il primo concetto era questo: andare a prendere la palla senza aspettare che sbagliasse l'avversario".
Mancini ed Hermoso sono i tuoi gladiatori.
"Hermoso ha avuto un'esperienza non positiva l'anno precedente, ma ha giocato tanti anni nell'Atletico Madrid, che in Europa è simbolo di certe caratteristiche legate a difesa e garra. Lui ha conoscenze importanti, i gladiatori li ho trovati in difesa, comprendo anche Svilar e Ndicka. Mancini lo conoscevo, l'ho avuto giovanissimo all'Atalanta. Da avversario ho sempre pensato: ma perché è così antipatico agli avversari? Provocava, protestava, da subito ho cercato di dirgli: 'Guarda che questo atteggiamento ti penalizza e probabilmente in Nazionale non sei andato in questi anni anche per questo'. Ho cercato di limare questi comportamenti, lui ha fatto una stagione fantastica e si parla di lui di nuovo come calciatore. Ed è tornato in Nazionale".
Cristante lo hai scoperto all'Atalanta. Ci parli di lui? E sul problema al ginocchio cosa ci dici?
"Lo conoscevo da giovane come Mancini. Molto spesso i giocatori vengono considerati per aspetti tattici o fisico, ma per me sono determinanti la 'centralina', la personalità, il modo di giocare per la squadra, di mettere davanti la squadra. Le altre componenti sono importanti, ma queste di più. Non riusciva ad emergere, dissi a Sartori di voler incontrare l'agente, conosco il ragazzo e sapevo che le qualità non poteva averle disperse. Aveva un blocco. Ci ho parlato un bel po'. Mi ha convinto di essere una persona giusta. Ruolo? Lui è duttile, sa giocare a calcio".
Come sta?
"Ha avuto un piccolo problema al ginocchio. Giocando tante partite, se stai fuori due settimane poi rischi di perderne tante altre. Se rischia per il Real? Per le prossime partite si, ma ha una bella fibra e recupera in fretta".
Non hai paura di spremere Dybala?
"No, è una stagione partcolare per lui perché da tanto non gli capitava di giocare così tanto. Sono passati tanti anni da quando è in Italia, ma non gli è mai passato l'entusiasmo che aveva. Ci sono stati anni in cui ha avuto fragilità fisica, che hanno frenato le sue prestazioni. Io ho sempre pensato che fosse una questione di allenamento. Tanti dicevano che fossero i muscoli di seta, che dovesse riposare, ma così si continuava ad infortunare. In certi infortuni è stato sfortunato, sì, ma ha cominciato ad allenarsi in campo ed ha fatto un inizio di straordinario. Non salta un minuto in allenamento o in partita e finisce sempre fra i più freschi. È la dimostrazione di quello che dico: l'allenamento è importante. Una volta si è infortunato calciando un rigore. In quell'occasione si fece male, quindi gl è rimasta difficoltà nel calciare come faceva tempo fa. Lo rivediamo però di nuovo sprintare e saltare gli avversari, lo rivedremo presto anche calciare come prima".
Dybala è il migliore che hai allenato?
"Dybala è fra i top se non il top in assoluto. Ma da Jeda nel Crotone, fino a Ilicic e Papu Gomez all'Atalanta, prima Milito e Thiago Motta: ho avuto giocatori fortissimi, quelli che chiamo poeti. Chi li guarda li vede toccare corde diverse".
Se si incazza con te e scappa in aeroporto lo insegui come fatto da Jorge Jesus con Cristiano Ronaldo?
"Vuol dire che c'è stato qualche errore prima, quella è la goccia che fa traboccare prima, il rapporto si costruisce prima".
Lulli e Pisilli?
"Io sono cresciuto allenando prima nel settore giovanile, ho fatto tutta la trafila. Questa formazione l'ho sempre mantenuta, ti abitui a vedere il ragazzino non come qualcosa di definitivo da valutare, ma lo guardi per come può crescere. Pisilli era già con esperienza e di valore, Lulli meno. Io ho sempre l'abitudine di far arrivare ragazzi a turno dalla Primavera. Vedo questo ragazzo con caratteristiche importanti. L'ho portato in ritiro quest'anno, gli ho fatto fare delle partite. Poi sono i ragazzi che ti dicono a che punto sono: si guarda se quel quarto d'ora lo fanno con sicurezza o se sono timidi, non devi fare altro che guardare le loro risposte".
Dicono che ti sei fatto scappare Romano.
"Lui è un altro giovane cresciuto alla Roma, l'anno scorso ha esordito, sicuramente molto, molto interessanti. Mi è dispiaciuto quello che è successo la scorsa settimana: per alcuni giorni sembrava che avessimo scoperto il giocatore che potesse risolvere tutti i problemi, poi ai primi errori è stato eccessivamente criticato. La cessione al Cagliari: purtroppo sono esigenze di bilancio, anche altre grandi società hanno venduto magari i loro giovani migliori per poter sistemare il bilancio. Non è una buona cosa per il calcio, nel calcio non bisogna per forza fare plusvalenze, i giovani migliori bisognerebbe poterli far crescere, se poi ci sono delle esigenze però bisogna fare diversamente".
Cosa si può dire ancora su Malen?
"A volte i pianeti si allineano e succedono cose cui non pensi pochi giorni prima. Era un giocatore conosciuto, ha giocato nel Borussia e nell'Aston Villa. Abbiamo anche visto le sue caratteristiche in amichevoli estive. Poi succedono le cose in un mercato nel quale pensi di programmare tutto, ma alla fine non programmi un bel niente. Accadono gli imprevisti, stavolta nel bene e non nel male. Dovbyk aveva avuto un infortunio, così come Ferguson. C'erano diversi nomi, poi improvvisamente sono venuto a sapere di questa opportunità. Malen veniva via non per un motivo tecnico, ma per un motivo tattico. Lui voleva essere centravanti e io in lui avevo sempre visto caratteristiche da centravanti. Controllo, sposta la palla e calcia: io in lui avevo sempre visto queste caratteristiche in particolare. Più è vicino alla porta, più è micidiale. Nessuno immaginava numeri così eclatanti".
Hai detto che non basta che faccia 30 gol...
"L'ho detto un po' per motivarlo, dicendogli: 'Guarda che qualcuno è arrivato a 36'. Ma se arriva a 30 in realtà sono contento".
Qual è stato il tuo Rubicone, in carriera?
"Tutti abbiamo passaggi che sembrano determinanti, poi ne arrivano di più alti. Come quando smetti da calciatore e diventi allenatore. Dopo dieci anni decido di fare il salto dal settore giovanile al Crotone, facendo un salto lungo e costoso per la famiglia. È andata bene, abbiamo vinto, altrimenti. Sicuramente quello più recente è quello che ho fatto lasciando l'Atalanta dopo 9 anni di grandi soddisfazioni e legame con l'ambiente. Era arrivato il momento di passare il mio Rubicone. Una scelta che quando la fai, poi non torni indietro".
L'Inter ti ha battuto 10 volte di fila. È il tuo 'Annibale'?
"Io guardo sempre il nostro percorso. Annibale possono essere tanti, per un certo periodo poteva essere la Juventus, che vinceva 9 scudetti di fila e vinceva contro di noi e magari in quel periodo magari battevo l'Inter. Oggi l'Inter è la più forte e se guardi sempre il più forte rischi di avere frustrazione. Nell'ultimo confronto comunque abbiamo avuto la sensazione di esserci avvicinati".
Ora il Como: può essere una rivale per lo scudetto?
"Sì, sono bravi. Come squadra, come progetto, società, credono nel loro calcio. Hanno fatto passi da gigante partendo dalla terza serie e arrivando in Champions. Quando vedi gente che lavora così bene devi avere ammiirazione. Non penso siano un fuoco di paglia: non solo hanno le risorse, ma anche la bravura, saranno sicuramente una rivale per tanto tempo".
Ti aspetti una gara accorta contro di loro?
"No. Ognuno con le sue caratteristiche penso che giocherà per un solo risultato".
Ti aspettavi così il popolo romanista?
"Devo dire la verità: è stata una sorpresa positiva. Fuori da Roma viene descritto come un popolo un po' cieco, con grande entusiasmo quando va bene e grande delusione quando va male. Invece ho visto entusiasmo costante e incredibile, ma accompagnato da una maturità. Affrontiamo ogni gara per dare loro entusiasmo".
Ci sarai alla Roma quando sarà finito lo stadio nuovo?
"Speriamo. Ho visto il rendering, è fantastico, un'opera incredibile, di grande impegno. Tanto tempo che non si vede uno stadio di queste dimensioni e bellezza. Ce n'è bisogno. Sicuramente per Roma uno stadio del genere vorrebbe dare ancora di più qualcosa che manca alla gente. L'Olimpico è meraviglioso per i colori, perché è sempre pieno. E uno stadio così è una bellezza".
Come vedi il secondo secolo della Roma?
"100 anni intanto sono un traguardo anche emozionante. Pensa quanti hanno portato avanti la storia della società, quanti tifosi hanno condizionato le loro settimane per questa società. Per me bisogna portare con sé la storia, non si può rinnegarla, altrimenti non si ha futuro. Deve essere un percorso fantastico per avere un futuro migliore. Penso che il secondo centenario della Roma sarà ancora più bello".
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