La maledizione dello Stadium e il bicchiere mezzo pieno: il gap ormai è soltanto fisico e il capitano ha la ricetta
Matteo Calcagni
Il Milan ha perso 3 a 1 una partita che, per buoni tratti, ha dato la vivida sensazione di poter vincere. Non era mai accaduto a Torino da sette anni a questa parte, da quando è cominciato il tabù dello Juventus Stadium con sette sconfitte consecutive in campionato. I rossoneri hanno ricevuto meritati applausi e i complimenti del postpartita, ma sono usciti (ancora una volta) a mani vuote dalla roccaforte bianconera.
SOGNO INFRANTO - Se lo sfortunato Calhanoglu avesse segnato e non colpito la traversa interna, ora forse ci troveremmo a parlare di altro: di un Milan a tinte epiche, ai limiti del mito, lanciatissimo verso la rimonta Champions League. Il legno ha interrotto sul nascere il sogno di espugnare lo Stadium, come se una maledizione si fosse annidata nelle viscere rossonere al momento della sua edificazione. La sconfitta purtroppo allontana, di molto, il Milan dal quarto posto, rendendo il derby una sorta di ultima spiaggia. I rossoneri sono a -7 dalla Lazio e a -8 dall'Inter: un successo nella stracittadina ridurrebbe il gap, ma lascerebbe comunque le due avversarie a distanza di sicurezza.
LA RICETTA - Leonardo Bonucci ha parlato di "bicchiere mezzo pieno", lo stesso Gattuso ha sottolineato come il Milan sia al pari della Juve a livello tecnico, ma entrambi hanno sottolineato un concetto: alla formazione rossonera manca ancora una certa esperienza in determinate partite e, allo stesso tempo, esiste un importante divario fisico con la Juve che già si era palesato nel doppio confronto contro l'Arsenal. E' raro vedere una squadra che giochi meglio dei bianconeri all'Allianz Stadium, il che deve essere un importante viatico in vista del futuro. Servono però altri innesti per competere fino in fondo con questi club, anche per rinforzare la panchina, forse vero punto debole del Milan attuale. Lo stesso Allegri, intervistato a Sky Sport dopo il successo, ha voluto fare un importante esempio in riferimento al suo passato rossonero: "Al Milan nell'anno dello scudetto avevo Cassano, Pato... L'anno dopo non avevo subentri e quando arrivi al sessantesimo poi sei impiccato". L'obiettivo è evitare che il Milan si ritrovi "impiccato" a gara in corso, Fassone e Mirabelli prendano nota.


