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CAPELLO: "Su Beckham dico che..."

autore
Milannews Redazione
Fonte: il secolo xix
domenica 26 ottobre 2008, 13:04Primo Piano
autore Milannews Redazione
26.10.2008 13:04Primo Piano

Quella di trasformare una grande dal blasone offuscato da risultati mancati e gossip in eccesso in concreta candidata a un ruolo di protagonista assoluta fra due anni in Sudafrica. Fabio Capello, 62 anni, nuovo Re d’Inghilterra, benedetto dalla stampa e dai guru del passato. Attento e misurato con le parole - è una regola scritta nei rapporti con la Federcalcio inglese -, ma che al Secolo XIX parla di Antonio Cassano, delle ambizioni del Genoa e del gruppetto rampante vicino alla vetta della classifica, nonché di David Beckham.

Cosa pensa del possibile prestito di Beckham al Milan?

«Non si sa ancora se è fatta o non è fatta. Io posso solo dire che Beckham è un gran professionista».

Capello, come ha fatto a conquistare gli inglesi? Bobby Charlton l’ha paragonata a sir Alf Ramsey...

«Io credo che sia troppo presto, per essere paragonato a un mito. Ho cercato di fare il mio lavoro seriamente e tranquillamente. E devo dire grazie, innanzi tutto, ai miei collaboratori e a quello che ho trovato in federazione».

Pensa che ci sia qualcosa, nel suo metodo di lavoro, che è piaciuto particolarmente?

«Io credo che, con i giocatori, ci siamo trovati a portare avanti queste idee, che anche nei momenti non facili iniziali siamo sempre stati concordi nell’andare avanti così. Questo è il punto: il gruppo, ecco cosa è stato».

Da allenatore a selezionatore, che difficoltà ha trovato?

«È un lavoro completamente diverso. Selezionare vuol dire andare in giro, vedere partite, non lavorare quotidianamente sul campo, poi l’ultima settimana decidere i convocati, anche sulla base dello stato di forma dei singoli giocatori. Io sono sempre stato allenatore. Questo per me è un modo diverso di lavorare: preparare e poi stringere tutto in pochi giorni. Molto diverso dal rapporto giornaliero, goccia a goccia, che si ha nei club».

Con una difficoltà specifica, che riguarda la Premier League...

«Numericamente, anzi percentualmente sì: solo il 37 o 38 per cento dei tesserati sono inglesi».

I critici dicono che Gerrard e Rooney sono i prototipi di giocatori del futuro: il centrocampista e l’attaccante ideale. Concorda?

«Dico che sono grandi giocatori. Ma questa squadra, l’Inghilterra, non ha solo loro: anche Lampard, Walcott, ma tutta la squadra in questo momento ha uno spirito particolare. Gerrard e Rooney sono giocatori di grandissima qualità, anche in fase realizzativa».

Cosa ne pensa dell’ossessione per il modulo? Lei, nelle sue squadre, ha giocato soprattutto con il 4-4-2. È ancora il modulo ideale o il tecnico deve adattarsi ai giocatori?

«Il vantaggio di essere selezionatore è quello di poter fare delle scelte anche in base alla propria idea di gioco. Ma la cosa importante è anche che un allenatore capisca le qualità dei singoli e, mettendoli in campo , li faccia rendere nel modo migliore».

Com’è il campionato italiano visto dall’altra parte della Manica?

«È partito in modo interessante, con molte delle squadre favorite - Roma, Juventus e Milan - che hanno avuto delle difficoltà iniziali. E con la sola certezza dell’Inter».

Il duello sarà Inter-Milan?

«L’Inter è la squadra più attrezzata. Da tre anni è la più forte. Ma c’è tempo, ci sono le coppe che rappresentano una variabile, sono state giocate appena sette giornate, ne mancano 32. È troppo presto per intonare il de profundis per qualche squadra o emettere verdetti. L’Inter, comunque, questa è una certezza, è partita bene e sta bene».

Catania, Udinese, Napoli, Lazio, Atalanta, Genoa: tutte vicinissime alla cima della classifica. Meteore d’inizio stagione o nuove realtà?

«Queste sono realtà. Hanno lavorato bene, si sono attrezzate. Molte delle squadre citate sono partite con l’obiettivo di salvarsi. Ma se hanno indovinato gli acquisti e si salvano con un buon anticipo, è giusto avere ambizioni. Accontentarsi è sbagliato».

Cassano è un giocatore rilanciato...

«E io sono l’uomo più felice del mondo. Di lui ho sempre parlato in termini entusiastici».

Aveva bisogno di una squadra come la Sampdoria e di non sentirsi addosso pressioni eccessive?

«Questo bisognerebbe chiederlo a lui. Io so che adesso sta rendendo da Cassano, è questo che importa».

Sta rendendo da meritare la convocazione in Nazionale?

«Anche questa domanda non è per me. Va girata a Lippi».

Inghilterra, Spagna, Italia: che differenze tra i vari campionati?

«Quello italiano è il più tattico, quello spagnolo il più fantasioso. Quello inglese ha grandi campioni e la possibilità di fare grandi cose dal punto di vista economico, ma si è anche portato molto avanti dal punto di vista tecnico».

I club italiani scontano il fatto di avere meno soldi a disposizione?

«L’Italia, tolte Inter e Milan, ha qualcosa in meno sotto questo aspetto».

Il Genoa può pensare di dare fastidio alla capolista a San Siro?

«A Marassi è difficile per tutti. Si gioca a San Siro, ma il Genoa è una squadra che ha coraggio e personalità».

Totti ha pronosticato Inghilterra fra le prime tre del prossimo Mondiale, Lippi ha detto che sogna una finale con il Brasile. A lei starebbe bene Italia-Inghilterra per il titolo?

«Magari...».

Fonte: il secolo xix

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