Il mondo capovolto della prolificità rossonera: i dati-chiave di un problema prioritario da risolvere
Simone Nobilini
Provocazione e battuta apparentemente innocua: se a inizio stagione, dopo una rivoluzione totale all’interno della rosa rossonera, vi avessero detto che un tris di centravanti sarebbe stato meno prolifico di esterni offensivi o centrocampisti…ci avreste creduto? Nel più comune dei casi, andando a considerare le altre big del campionato, la risposta sarebbe stata ovviamente “no”: lo dimostra chi è in possesso di macchine-gol come Higuain, Icardi, Dzeko o Immobile, tanto per citare qualche esempio, trascinato dalla prolificità dei propri bomber. In una situazione specifica, al contrario, col passare del tempo la risposta è stata incredibilmente affermativa: chiaro riferimento al Milan e ad un problema ormai evidente e sotto gli occhi di tutti, ulteriormente sottolineato da una statistica da matita rossa che sa di lente di ingrandimento sul principale difetto rossonero.
PARLANO I NUMERI - Cifre sotto gli occhi e dati alla mano, inconfutabili, esclusivamente relativi alla Serie A 2017/18: il trio formato da Kalinic, André Silva e Cutrone ha raggiunto, insieme, quota 14 reti segnate, suddivise tra le 5 del croato, le 2 del portoghese e le 7 del prodotto del vivaio milanista. Somma il cui risultato figura inferiore alle reti siglate in campionato da alcuni singoli, con 7 giocatori (Immobile, Icardi, Dybala, Quagliarella, Mertens, Higuain e Dzeko) oltre il tetto rossonero precedentemente menzionato, e addirittura ai gol firmati da chi in maglia Milan, pur con qualità realizzative tra le proprie caratteristiche, ricopre il ruolo di centrocampista più o meno offensivo. Facile, così, arrivare alle 23 reti del centro di creatività della squadra di Gattuso, o da chi rispetto alla porta gioca un po’ più lontano: i 7 centri di Bonaventura, i 6 di Suso, i 4 della coppia Kessie-Calhanoglu e i due (complessivi) per Biglia e Montolivo guidano ad una visione totalmente capovolta della pericolosità di reparto di attacco e di centrocampo. Dove anche escludendo l’asse ispanico-turco, costantemente schierato nel tridente offensivo, il solo reparto in mediana arriva ad una sola rete di distanza (13 contro 14) dalle tre punte rossonere.
IMMEDIATA PRIORITA’ - Che al Milan manchi un bomber di razza capace di trascinare la squadra, attualmente decima in campionato per gol segnati (46) con una media di 1.31 reti a partita, è discorso ormai trito e ritrito: cantilena e sirena reiterata e fastidiosa il cui suono, tuttavia, dev’essere stoppato nel più breve tempo possibile. A stagione ormai quasi conclusa, il problema-attaccante dovrà essere immediata priorità assoluta da considerare e risolvere dal via della sessione di mercato estiva: portare a Milanello quel giocatore da “15-20 gol che manca” alla squadra, come correttamente ammesso (in piena onestà) anche da Rino Gattuso, per non vivere più difficoltà e periodi di siccità offensiva simili. Dove anche un guizzo, un tocco o un pizzico di esperienza in più, mista qualità, avrebbe potuto davvero cambiare le sorti di un’annata destinata comunque a chiudersi con qualche rimpianto. E con un mondo di pericolosità offensiva incredibilmente capovolto.


