KAKA', GOL D'ORO
Davide Bin
Quando vinci una partita grazie all'unico tiro nello specchio della porta scoccato in novanta minuti e dopo aver sofferto tantissimo per più di un'ora, non puoi che essere soddisfatto e contento, classificando la vittoria fra quelle importanti; se sarà addirittura decisiva lo sapremo solo a stagione conclusa e obiettivi eventualmente raggiunti, ma sta di fatto che nell'economia di un campionato, i successi come questi, stentati e poco meritati, sono quelli che fanno la differenza e ti permettono di arrivare in alto. Diciamolo francamente: in altre stagioni il Milan non avrebbe sicuramente vinto una partita del genere, anzi l'avrebbe persa, mentre ora arrivano successi fondamentali come questo (o anche quello simile di Reggio Calabria) a portare il Milan verso le zone altissime della classifica, visto che ora la vetta è ad un solo punto. Il gol vincente è stato realizzato da Kakà, che si conferma importantissimo e insostituibile per questo Milan: dopo aver cambiato la partita con il suo ingresso in campo nella partita contro la Sampdoria e dopo i pregevoli assist di Heerenveen, ecco un pallone davvero d'oro scagliato nella porta dell'Atalanta con un tocco delizioso e che ha deciso una partita giocata male dai rossoneri e sofferta fino alla fine. Il Milan è stato sovrastato per tutto il primo tempo e all'inizio della ripresa, poi è cresciuto e ha approfittato del calo fisico degli avversari per assestare il colpo del K.O. che ha messo al tappeto un'ottima Atalanta. Resta da capire per quale misterioso motivo il Milan debba quasi costantemente regalare un tempo agli avversari per poi reagire nella ripresa, ma l'importante è essere riusciti a risolvere positivamente una partita iniziata male e che poteva finire peggio se solo i bergamaschi fossero stati lucidi e incisivi davanti alla porta, invece di sprecare con conclusioni banali e innocue la gran mole di gioco costruita a centrocampo.
Uno dei motivi della difficoltà rossonere va ricercato sicuramente nelle assenze a centrocampo: quella ormai abituale di Pirlo, alla quale si è sommata quella improvvisa e dell'ultim'ora di Seedorf, dirottato in tribuna per un problema muscolare, privando la manovra rossonera di un regista in grado di dirigere il gioco davanti alla difesa; a proposito di assenze, non c'è stato l'auspicato rientro in campo dal primo minuto di Nesta, nemmeno convocato a conferma del fatto che il forte difensore centrale deve ancora completare il recupero e la preparazione dopo il lungo e fastidioso problema alla schiena; spazio, dunque, davanti ad Abbiati, alla coppia centrale Bonera-Maldini, con Zambrotta a destra e Jankulovski a sinistra; centrocampo "muscolare" con Ambrosini, Gattuso e Flamini; attacco "fantasia" con Kakà e Ronaldinho alle spalle dell'ariete Borriello. Una formazione molto diversa da quella di Heerenveen, a dimostrazione che Ancelotti sta facendo molto turn-over e per chiarire subito che l'eventuale alibi della stanchezza per la partita di giovedì non è valido, perchè sono ben pochi i titolari di Bergamo che hanno giocato anche in Olanda. Grande entusiasmo nella città orobica per l'arrivo del Milan e stadio esaurito; ultimamente la squadra rossonera crea molta attesa in ogni città dove va a giocare e riempie gli stadi sia in casa che in trasferta, forse grazie ai tanti campioni presenti in rosa che suscitano interesse e curiosità.
Il primo tempo si potrebbe saltare a piè pari e dimenticare in fretta: il Milan gioca male e non tira mai in porta, l'Atalanta crea quattro o cinque potenziali pericoli per Abbiati ma non lo impegna mai severamente. Il gioco rimane quasi costantemente in mano alla squadra di Del Neri, perchè i nerazzurri bergamaschi corrono di più, pressano, manovrano ad un ritmo frenetico che mette in difficoltà i compassati rossoneri, che pasticciano molto in ogni zona del campo, rimangono spesso imbambolati in difesa, vengono travolti a centrocampo e non riescono a ripartire in contropiede, perchè Borriello si fa pescare spesso in fuorigioco. Servirebbero le giocate dei singoli e le magie del duo brasiliano Kakà-Ronaldinho, ma il Pallone d'Oro si intestardisce nelle iniziative personali e si innervosisce, mentre il pomeriggio anonimo di Dinho si riassume emblematicamente con la clamorosa "ciccata" di destro dal limite dell'area, indegna di un campione dai piedi buoni come lui. Ad un certo punto si fa male Flamini e viene sostituito da Emerson e questo cambio, senza voler addossare colpe al francese, si rivela positivo, perchè il Puma si piazza davanti alla difesa, filtra, recupera palloni, dà ordine al centrocampo e alla fine si rivelerà, un po' a sorpresa, il migliore in campo dei rossoneri.
Il Milan inizia un po' meglio la ripresa (francamente fare peggio del primo tempo sarebbe stato davvero difficile), ma non è certo la reazione che ci si aspettava dopo la prevedibile sfuriata di Ancelotti negli spogliatoi; tutto quello che la squadra riesce a costruire è un diagonale di Borriello che si spegne sul fondo, mentre il pallino del gioco e la maggiore pericolosità rimane prerogativa dell'Atalanta. Piano piano, però, i bergamaschi rallentano e si spengono e il Milan può, così, venire fuori alla distanza. Ancelotti azzecca la mossa inserendo Pato al posto di un Ronaldinho molto sotto tono e il "papero" dà un po' di vivacità all'attacco e, soprattutto, un punto di riferimento più mobile là davanti; non a caso l'azione decisiva nasce da un suo colpo di testa che indirizza la palla verso Borriello, che si defila sulla sinistra e offre un delizioso assist al centro dell'area per l'accorrente Kakà, che non si fa sfuggire la ghiotta occasione e batte Coppola con un delizioso colpo sotto. Una fiammata improvvisa, un lampo di luce nel buio generale del grigio pomeriggio milanista, un'azione magistrale che basta a vincere la partita e conquistare tre preziosissimi punti. Nell'ultimo quarto d'ora, infatti, il Milan non soffre più di tanto, perchè l'Atalanta è stanca e demoralizzata; da ricordare c'è solo l'ultima sostituzione di Ancelotti, che manda in campo Antonini al posto di un immenso ma stremato Gattuso che, come al solito, ha corso e lottato su ogni pallone e ha bissato la positiva prestazione di Heerenveen.
Ottava vittoria nelle ultime nove partite ufficiali fra campionato e coppa; difesa imbattuta da più di quattro partite di campionato: sono cifre da grande squadra che viaggia spedita e ha ritrovato competitività e sicurezza dopo un avvio di stagione preoccupante. Nelle ultime due stagioni il Milan aveva sempre perso a Bergamo, magari giocando meglio che in quest'occasione, mentre ora è arrivata una vittoria sofferta, ottenuta in modo cinico, ma importante, su un campo difficile e contro un'ottima squadra, capace di far soffrire non poco i più quotati avversari. Ancora una volta l'approccio alla partita non è stato dei migliori; ancora una volta la prestazione in trasferta non è stata spettacolare e divertente; ancora una volta Ronaldinho ha giocato molto al di sotto delle sue possibilità lontano da San Siro, quasi che anche lui si senta poco motivato e stimolato a giocare in stadi piccoli e senza il suo pubblico e la sua curva (sotto la quale ha realizzato i suoi tre gol in maglia rossonera). Sovrastato nel primo tempo, il Milan ha rischiato il tracollo, poi ha reagito e addirittura vinto una partita che avrebbe potuto tranquillamente perdere e in cui il pareggio era sicuramente il risultato più giusto ma, come hanno fatto notare Ancelotti e Galliani, tante volte il Milan ha perso o pareggiato partite giocate benissimo e che avrebbe meritato di vincere, quindi non bisogna certo verognarsi se per una volta la tendenza si è invertita e la buona sorte si è ricordata di premiare un Milan brutto ma, almeno, capace di rimanere attento, ordinato, concentrato e in grado di giocare da provinciale in provincia. In fondo non è certo una colpa avere in squadra campioni come Kakà, capaci di decidere una sfida con una sola giocata dopo un pomeriggio difficile anche a livello personale; il Pallone d'Oro ha realizzato un gol prezioso come l'oro e ora il Milan può davvero vedere da vicino quella vetta della classifica che è il vero obiettivo da raggiungere al più presto, anche con vittorie sofferte ma fondamentali come questa di Bergamo.


