Basta con questi cinesi. I tifosi del Milan meritano un presidente vero che non si faccia più prestare i soldi
Alberto Cerruti
Il tempo per saldare il debito teoricamente c’è ancora. Il tempo della pazienza, invece, è già scaduto. E allora, anziché prendersela con l’Uefa, uno specchio che riflette la crisi ma non la causa, i tifosi del Milan dovrebbero capire che i problemi della società rossonera hanno un nome e cognome: Yonghong Li. E’ lui che aveva promesso di rifare un grande Milan, il 13 aprile 2017, quando diventò ufficialmente il nuovo presidente del club al posto di Silvio Berlusconi. Da allora, prima con Montella e poi con Gattuso, la squadra ha collezionato due sesti posti, con qualificazione all’Europa League. Ma mentre un anno fa Fassone e Mirabelli sognavano di allestire un Milan da Champions, se non addirittura da scudetto, spendendo e spandendo come due bimbi felici al luna park, adesso i due ex interisti temono di ridurre al minimo gli investimenti per un Milan minore costretto a giocare soltanto in Italia.
La speranza di tutti i tifosi è che si tratti soltanto di un brutto sogno, ma la realtà purtroppo è un’altra. Il Milan sarà escluso dall’Europa League, non per un capriccio dell’Uefa che non ci guadagna assolutamente nulla con questa decisione, ma per i gravi problemi finanziari del suo presidente, che non hanno precedenti in altre società. Perché un conto è spendere troppo con i soldi propri, un altro farsi prestare soldi che poi non si possono restituire. A quattro mesi dalla scadenza di ottobre, termine entro il quale Yonghong Li dovrebbe restituire al fondo Elliott 303 milioni, più quasi 70 di interessi, è chiaro a tutti, infatti, che il presidente non è in grado di rispettare gli impegni. Il “rifinanziamento” del debito, di cui Fassone parla invano da prima di Natale, non risolverebbe il problema ma lo rinvierebbe e proprio questo patetico tira e molla ha fatto traboccare il vaso della tolleranza dell’Uefa, che aveva già inutilmente avvisato Fassone in tutte le puntate precedenti a Nyon. Di qui il progressivo scollamento tra i manager italiani e la proprietà cinese, nel più classico degli scaricabarile. E così tra promesse mai mantenute sul rifinanziamento e un forzato ottimismo di facciata per nascondere le reali difficoltà, si è arrivati al dunque, perché i nodi prima o poi vengono al pettine di tutti, in Cina e in Italia. Ecco perché bisogna sperare che il fantasma di Yonghong Li si arrenda all’evidenza e si faccia da parte, sparendo definitivamente dietro i suoi irritanti silenzi, interrotti soltanto da freddi comunicati di circostanza. Un anno fa ci ha provato, ma visto che gli è andata male più rinvia la sua ritirata e peggio sarà per il Milan, che merita un presidente vero con soldi suoi e non prestati. Che poi questi soldi vengano spesi bene o male, è un altro discorso. Ma almeno, con un presidente vero, il Milan non rischierebbe di essere escluso dall’Europa. E allora, per il bene del Milan e dei suoi tifosi, bisogna sperare che spunti un nuovo Berlusconi, italiano o straniero, al limite ancora cinese, ma con i mezzi finanziari e la passione per ricostruire davvero una grande squadra. Come fece il Berlusconi vero, quando entrò nel Milan.


