La silenziosa ricerca di aiuti di mr. Li rinvia i problemi e complica il futuro del Milan
Alberto Cerruti
Non prendiamoci in giro, con finto ottimismo e promesse infinite. Mr.Li sta facendo perdere tempo e la pazienza a tutti: in ordine cronologico all’Uefa, che ha già minacciato di escludere il Milan dall’Europa League; a Fassone che rischia di girare a vuoto; e naturalmente, o meglio soprattutto, ai tifosi che sono le vere vittime di questa paradossale situazione, perché i presidenti e dirigenti passano, mentre la passione per i colori rossoneri non passerà mai, al di là di qualsiasi retrocessione, in Italia o in Europa.
D’accordo, i soldi per i progressivi aumenti di capitale in passato sono faticosamente arrivati, ma come e quando sono arrivati? Sempre attraverso vari istituti bancari sparsi in diversi continenti e soprattutto sempre all’ultimo minuto, se non addirittura ai tempi supplementari. E’ vero che si può vincere una Champions oltre il 120’, come sanno bene i tifosi milanisti, nel ricordo del successo ai rigori contro la Juventus nel 2003 a Manchester. Ma se una persona qualsiasi ha contratto un debito di 303 milioni di euro, da restituire con interessi in un anno e mezzo, e poi arriva con il fiatone per versare “soltanto” 10 milioni, senza avere una solidità personale o aziendale alle spalle, come si può avere fiducia che improvvisamente trovi i fondi per saldare tutto? Ecco perché l’ultimo viaggio di mister Li a Milano, invece di portare chiarezza, ha aggiunto nuovi dubbi sul suo futuro come maggior azionista della società rossonera. L’unica certezza è il mancato incontro con Fassone e non è un particolare da poco, mentre la barca rossonera è in balia dei venti in arrivo da Nyon.
Aver pagato puntualmente gli stipendi, come ha fatto il Milan con una sana gestione autonoma, non è il massimo ma soltanto il minimo come per qualsiasi inquilino che paga regolarmente l’affitto. Il problema, quindi, è un altro perché se il proprietario non ha i soldi per finire di comprare la casa, con spese molto più alte di un semplice affitto, anche l’inquilino prima o poi rischia suo malgrado di essere sfrattato senza colpe. Di qui l’imbarazzo di Fassone e a scalare di Mirabelli e Gattuso, costretti a sperare in un futuro migliore.
Con o senza l’Europa, con o senza mister Li al comando di un club che non ha mai amato veramente, i tifosi del Milan hanno il diritto di sapere quale squadra vedranno nella prossima stagione. La storia recente insegna che le illusioni estive sono pericolose, mentre spesso basta poco per ottenere soddisfazioni impensabili in partenza. I casi freschissimi dell’Atalanta, tornata subito in Europa malgrado cessioni importanti, e della Lazio che ha sfiorato addirittura l’ingresso in Champions League, dimostrano che non occorrono spese pazzesche. Alla base, però, servono una società solida e idee chiare. E questo deve essere il Milan. A prescindere da chi comanda.


