Milanello, la casa della delusione: con la Juve ci vogliono gli attributi perché quasi nessuno ha mai vinto qualcosa. L'addio di Abbiati è il segno dei tempi: è finito il "vecchio Milan"
Pietro Mazzara
Dopo la pesante sconfitta di sabato sera contro la Roma, il Milan arriva alla settimana della finale della Coppa Italia con mille dubbi e pochissime certezze. Il morale della squadra e della tifoseria è sotto i tacchi, con l’ambiente in generale che sembra sul punto di esplodere da un momento all’altro. Le critiche sono ormai all’ordine del giorno, i segnali di reazione sono sporadici e la sfiducia è pressoché totale. Ieri mattina a Milanello il termometro della tensione è salito ulteriormente visto che c'è stato un duro faccia a faccia tra Cristian Brocchi e i giocatori dove i toni sono stati anche piuttosto forti. Già nel post partita, l'allenatore rossonero è apparso piuttosto amareggiato e ha cercato di toccare pubblicamente le corde dell’orgoglio dei suoi giocatori in vista della sfida contro la Juventus: «È una finale e se queste motivazioni non ce le hai dentro, non riesci a tirarle fuori – dice l’allenatore milanista -: la mia speranza è che ogni giocatore scavi dentro di sé e metta tutto in campo. Se non riescono a farlo fuori in una partita del genere allora diventa difficile per qualsiasi allenatore». Parole importanti, che mettono i giocatori con le spalle al muro e davanti alle loro responsabilità e che, in teoria, dovrebbero far scattare in loro quel qualcosa in più in vista della partita che può dare un senso meno negativo all’ennesima annata nata sotto grandi auspici e finita, invece, con un altro fallimento sportivo visto che per il terzo anno consecutivo, il Milan non ha raggiunto il piazzamento europeo in campionato e – cosa mai accaduta con il campionato a 20 squadre – non è riuscito a superare quota 60 punti.
Il messaggio che sta passando nelle ultime settimane da Milanello è che qualcosa di è spento, come se il cambio di allenatore avesse avuto l’effetto contrario. Ma più in generale, la sensazione è che sia definitivamente passato in archivio il concetto di “Grande Milan”. Le parole di Abbiati nel post partita sul fatto che la squadra non è più in grado di rendere come un tempo sono lo specchio sincero e fedele di quello che è oggi il club di via Aldo Rossi a livello sportivo. E anche le continue critiche mosse dai grandi ex come Boban, Albertini, Ambrosini e Costacurta – gente che vanta sul petto medaglie e trofei di ogni genere e tipo e che parla con cognizione di causa – sono un’ulteriore testimonianza di come qualcosa di sia definitivamente rotto. In vista di Roma, a Brocchi, non resta che sperare nel recupero di qualche singolo e in un sussulto d’orgoglio da parte di un gruppo che, fatta eccezione per alcuni singoli, non ha mai vinto niente e che, forse, dovrebbe avere maggior fame rispetto alla Juve che, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di smettere di vincere.


