Ed ora via alla rivoluzione di squadra e società. Ma c'è qualcosa di importante da cui ripartire
Fabrizio Tomasello
Così fa male, davvero male. Vedere sfumare il sogno del trionfo al minuto 110, dopo aver disputato una gara gagliarda, coraggiosa, viva, una gara da Milan, rappresenta quanto di più doloroso potessero immaginare i tifosi rossoneri alla vigilia. Doloroso quasi quanto sentire esplodere la curva juventina al momento delle premiazioni, solo perché sul maxischermo dell’Olimpico sono apparse due tifose del Sassuolo esultanti con tanto di sciarpa neroverde. Oltre al danno la beffa.
Al termine dei 120 minuti più vibranti, sanguigni ed emozionanti giocati dal Milan nell’ultimo quadrienno, sarebbe stato bello intervistare uno a uno gli oltre 30.000 tifosi del Milan, i caldi, appassionati, entusiasti, fans rossoneri che non hanno smesso per un solo istante di incitare la squadra, e chiedere loro se, al termine di questa sanguinosa sconfitta, è maggiore la soddisfazione per aver visto finalmente una squadra quadrata, tonica e disposta a sputare il sangue per questa maglia, oppure il rammarico per aver sprecato un’altra stagione, la terza consecutiva fuori dall’Europa.
Probabilmente i due striscioni apparsi nella parte bassa della curva sud “Indegni” e “Vergogna” al fischio finale dell’arbitro Rocchi, più che sottolineare il disappunto per la sconfitta, rappresentano la rabbia più pura del popolo rossonero nei confronti della squadra. Perchè allora c’erano le qualità per giocare un match alla pari contro i Campioni d’Italia. E dove erano state lasciate queste qualità mentre il Verona ci prendeva a pallate, il Frosinone e il Carpi ci schienavano e il Sassuolo ci ridicolizzava recuperando 8 punti nelle ultime quattro giornate, a coronamento di prestazioni indecorose? Senza per questo infierire necessariamente sulla gestione di mister Brocchi, visto che anche sotto la guida ferrea di Sinisa Mihajlovic, abbiamo assistito spesso e volentieri a partite imbarazzanti.
Considerazioni alle quali probabilmente nessuno offrirà risposte esaurienti.
Ma a questo punto il vero problema è capire cosa potrà accadere al Milan il prossimo anno. Alla vigilia del match contro la Juventus mi auguravo che l’eventuale vittoria in Coppa Italia non finisse per rappresentare il consueto colpo di spugna alle ambizioni di rinnovamento del popolo rossonero. Adesso il pericolo vero è che si decida di mantenere lo status quo fallimentare dell’ultimo triennio, senza neppure aver vinto il trofeo che avrebbe consentito l’accesso all’Europa League.
Tutto è nella mani di Berlusconi. L’augurio generale è che si decida finalmente di voltar pagina. Ma da qualcosa di importante può e deve ripartire la società: dall’amore coinvolgente e appassionato del popolo rossonero. La serata dell’Olimpico, più che una grande serata di calcio, è stata la festa del tifo milanista e il ruggito della sud ha soverchiato, zittito per larghissimi tratti dell'incontro l'ampia fetta di stadio bianconera. Tanto entusiasmo non si respirava da troppo tempo e l’impegno della dirigenza milanista, che si tratti di quella vecchia oppure quella nuova, dovrà essere quello di tenere fede alle promesse e ai programmi di inizio stagione con un atteggiamento onesto e sincero che cancelli i proclami dalla solita propaganda societaria. Se si riuscirà a riaccendere il fuoco sotto la coltre di cenere che anestetizza la passione rossonera di milioni di tifosi, il Milan potrà nuovamente tornare avere un futuro roseo e sarà lecito ricominciare a sognare.


