L'audace colpo dei soliti ignoti
Fabrizio Tomasello
Forse era meglio non sapere, rimanere all'oscuro di tutto. Fino alla scorsa settimana la nostra principale occupazione è stata quella di togliere il velo di mistero sull'operazione più discussa della recente storia del calcio. Oggi, ad appena qualche giorno da quando l’autorevole testata Bloomberg ha svelato i nomi dei presunti nuovi proprietari dell’Ac Milan, tutto è cambiato. Dopo un primo momento caratterizzato da un iniziale - e probabilmente immotivato - entusiasmo da parte dei tifosi, l’euforia è andata man mano scemando. I segnali che arrivano quotidianamente dal fronte della trattativa per la cessione del Milan evocano sempre più il titolo di un famoso film di Woody Allen del 1992: «Ombre e nebbia» e perfino la schiera degli ottimisti, quelli fiduciosi a prescindere, si assottiglia ogni giorno di più.
Andiamo per gradi e partiamo dall’inquietudine sempre più marcata da parte della cordata cinese interessata ad acquistare il club di via Aldo Rossi. Irrequietezza più che giustificata visti i continui ritardi nella chiusura dell’operazione (adesso siamo addirittura arrivati ai primi di agosto). Ritardi però che alla luce di quello che stiamo scoprendo giorno dopo giorno, rischiano di essere il male minore per il futuro del Milan.
Tanti nei giorni scorsi hanno sollevato la questione pressante relativa alla vera o presunta disponibilità economica dei due imprenditori asiatici indicati come i principali investitori del misterioso gruppo di Pechino. Sonny Wu è stato etichettato come l’uomo di punta del gruppo cinese ma i dubbi sul suo conto si fanno sempre più incalzanti. Colpa di un patrimonio personale tutt’altro che decifrabile che comunque non gli consente di rientrare nell’elenco Forbes dei primi 400 uomini più ricchi della Cina. Resta da capire se il fondo GSR Ventures, di cui Wu è fondatore e principale azionista, sia coinvolto o meno nell'operazione, la qual cosa garantirebbe un pizzico di solidità in più.
Ancora più confusa la questione legata al suo sodale di scorribanda finanziaria, Steven Zheng.
C'è chi lo gratifica del 77° posto nella famosa classifica di Forbes, chi invece lo indica come il 172° uomo più ricco della Cina. Aspetto di per sè piuttosto inquietante a conferma dell'alone di mistero che ancora avvolge il personaggio in questione.
Forse sarebbe stato meglio non sapere anche tutti dettagli che stanno uscendo fuori sul famoso budget per il mercato, quello che avrebbero dovuto mettere a disposizione i nuovi acquirenti cinesi all'atto della firma e ampiamente garantito da Silvio Berlusconi. Altro che 200 milioni l'anno, come aveva promesso l'imperatore di Arcore: ne arriveranno forse 100 ma solo al momento del closing, quindi a mercato chiuso. Ora invece toccherà accontentarci di una decina scarsa di milioni, ipotesi che giustifica un mercato fin qui del tutto incomprensibile, a caccia dei vari Sosa & co.
L’unica speranza dei tifosi milanisti è che i due imprenditori sbattuti in prima pagina dalle cronache calcistiche nascondano qualche realtà economica e finanziaria ben più solida alle loro spalle (ad esempio Kweichow Moutai, grande produttore di bevande e intrugli alcolici, oppure Robin Li, fondatore di Baidu e uomo d’affari di ben altro spessore) e che da qui al 31 agosto accada qualcosa attualmente impronosticabile, altrimenti il futuro dell’ex club più titolato al mondo potrebbe rivelarsi decisamente preoccupante. Tanto quasi da far rimpiangere l’ultimo mortificante quadriennio dell’era Berlusconi.
Nei prossimi giorni se ne saprà di più, ma intanto per ora è il caso di riporre in frigo le bottiglie di champagne. Visti i tanti misteri sulla disponibilità finanziaria dei nuovi proprietari del Milan forse è il caso di accontentarci di un prosecchino.


