Dalla gloria al baratro, in soli undici metri: le due facce della medaglia e il successore già nominato
Matteo Calcagni
"I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli", citazione attribuita sia a Maradona che a Baggio, decisamente d'attualità se proiettata all'attuale momento milanista (negativo) dagli undici metri. M'Baye Niang ha fallito un rigore importante contro il Crotone, gara che il Milan ha saputo comunque portare a casa nel finale grazie alla verve di Lapadula, proprio quel Lapadula che tanto avrebbe voluto calciare il sopracitato penalty. Destino ha voluto che otto giorni dopo si ripresentasse una nuova occasione, all'Olimpico contro la Roma, una sfida di vertice che avrebbe potuto proiettare il Diavolo verso vette difficili anche soltanto da pronunciare.
DALLE STELLE... - Sul dischetto, al ventisettesimo del primo tempo, si è ripresentato Niang. In tanti hanno criticato la scelta di Montella di incaricarlo nuovamente dell'onere del rigore, ma vanno analizzati entrambi i lati della medaglia. Se il francese avesse segnato, sbloccandosi dopo quasi due mesi di astinenza, avrebbe (ri)svoltato la sua stagione, contribuendo ad un possibile successo importantissimo per i rossoneri. Purtroppo è successo l'opposto e l'ex Genoa ha mancato nuovamente l'appuntamento col gol, anche a causa dell'ottima parata di Szczęsny.
SUCCESSORE - Inevitabile che ora la croce sia sulle spalle del numero 11, la cui prestazione è stato poi condizionata in negativo dal fatidico errore. Questi crocevia sono spesso infidi, perché passano dalla gloria al baratro con un semplice battito di ciglia. Il transalpino avrà spazio e tempo per rifarsi, ma è probabile che, alla prossima chance utile, il ruolo del rigorista passerà a qualcun altro. Niang, intervistato da Milan TV, ha già "nominato" il suo successore: "Il prossimo lo lascerò tirare a Lapadula perchè lo merita e sta vivendo un momento in cui è più in fiducia di me". La parola spetterà a Montella, ma il passaggio di consegne sembra già in progressione.


