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Non leggeteci, perché del closing a rate non sappiamo niente di niente

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 16 dicembre 2016, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
16.12.2016 00:00Editoriale
Federico De Luca
Federico De Luca

Non è stato un grande anno per il giornalismo a tutte le latitudini. Il 2016 ha sancito il declino inesorabile in un'epoca storica che spinge al ribasso una categoria da rifondare. Le nuove generazioni (ma ormai anche quelle di mezzo) quando non diventano opinionisti con fiocco e grembiule, sono più impegnati nei selfie social stile veline che nella ricerca di notizie e, quando ne trovano una, la pubblicano sui propri profili privati piuttosto che consegnarla alla testata la quale eppure li paga. In America è un tema profondamente dibattuto - benché irrisolto - già da molti anni, l'Europa non sembra granché stuzzicata né dall'etica né dalla forma del problema, ancora impigrita se puntare con decisione al web piuttosto che ancora alla carta stampata, galleggiando in un ibrido capace di affossare colonne storiche finendo con l'esaltare fenomeni estemporanei in buona parte senza futuro certo. Hanno trascinato nella loro crescente autoreferenzialità quasi tutta la corporazione.

I cronisti e gli analisti politici non ne imbroccano una che sia Brexit, che sia Clinton o Trump o che sia referendum italiano, mentre noi colleghi dello sport con quelli dell'economia non sappiamo allestire lo straccio di un'inchiestina su un argomento che in verità non riguarderebbe soltanto l'orticello italiano del calcio. L'acquisizione di una delle maggiori società, il Milan, della quinta azienda nazionale, il pallone, di proprietà di uno degli uomini più ricchi che è stato e forse è ancora tra i più potenti del mondo, dovrebbe suscitare un interesse internazionale accuratamente approfondito. Non è così: ci nutriamo tutti di comunicati che annunciano il prossimo comunicato, ci accontentiamo di spifferi, soffiate di amici degli amici vicini ad altri amici, spulciamo agenzie e siti cinesi scoprendo che a loro volta si limitano a copiare quello che spulciano su agenzie e siti europei. La verità, cari lettori, la nuda e cruda verità, è che della vicenda Milan-Cina con comode rate tri-quadrimestrali a botte di 100 milioni alla volta, noi giornalisti non sappiamo assolutamente niente. Niente di niente. E non pare che la questione interessi molto nemmeno la Finanza di casa nostra o il governo orientale i quali a loro volta, come noi, non ne sanno assolutamente nulla e non conoscono affatto i protagonisti della fiction.



Capite bene che né Galliani né Fassone possono dare garanzie a Vincenzo Montella sia che parlino di futuro prossimo, mercato di gennaio, sia tantomeno di futuro remoto, mercato estivo e programmi, perché nessuno dei 2 su 3 dirigenti ibernati (la terza è a casa a fare la mamma) può garantire la sua presenza in sede dal 2017 in poi. A scanso di equivoci Galliani, autocandidatosi responsabile delle bancarelle di gennaio, ha già messo le mani avanti chiarendo che le cambiali da 100 milioni emesse e firmate dai fantasmi cinesi, vengono incassate da Fininvest non dal Milan, dunque quei quattrini non verranno affatto utilizzati per rinforzare la rosa rossonera (non parliamo poi della squadra) ai minimi termini. Ecco perché l'allenatore è costretto suo malgrado a spremere la frutta secca nel cestino di Milanello: Niang non sta in piedi e si vede, Vincenzino pensa a Honda titolare a Roma, ma poi vede che il Birsa nipponico in forma è comunque peggio del francese in tilt. Non ci sono Kucka e Bonaventura, quindi non ci sono alternative: bisogna buttare nella mischia due tra Bertolacci, Pasalic, Sosa, Mati insieme con Locatelli. Leggermente meno peggio i primi due, li sceglie. Leggermente meno peggio. Punto. E giocano loro fin quando finisce la benzina, dopo di che tocca agli altri ectoplasmi. Dopo 5 mesi di panchina Lapadula fa gli straordinari e quindi a un quarto d'ora dalla fine è stremato: inutile arrabbiarsi, c'è solo il poster di Luiz Adriano che possa dargli il cambio. Così una partita che senza quell'errore dal dischetto il Milan probabilmente non avrebbe mai perso, non si può migliorare con i cambi dalla panchina. Non c'è modo, non c'è verso.

Per quanto si faccia fatica a capire e digerire alcune sue piccole testardaggini, non riusciamo proprio a muovere colpe di sorta a Montella il quale poveraccio moltiplica pani e pesci ogni gara ed è rimasto solo, malinconicamente solo, senza società di sorta, ormai giudicato, semmai assistito, soltanto dai tifosi e da noi cronisti in pantofole, annoiati dall'età o indolenziti dai selfie.

per Milannews.it

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