Abate, un altro anno vissuto in prima linea: tanta voglia di Milan e un apporto sempre tangibile
Salvatore Trovato
E se vi dicessero che Ignazio Abate, in realtà, non è un semplice terzino, ma una spugna in grado di assorbire le critiche (anche gli insulti, sì) e trasformarle in motivazioni? Beh, è proprio così. Deriso, talvolta offeso e screditato, ma sempre in prima linea, con quei colori sul petto e quella fascia di tanto in tanto (Ricky Montolivo permettendo) stretta al braccio.
CUORE ROSSONERO - Abate è così, prendere o lasciare. Non sarà perfetto, non sarà il miglior crossatore del pianeta-calcio, ma ama il Milan alla follia e darebbe tutto per la maglia che indossa ormai da un decennio. Cuore rossonero, insomma. O meglio, senatore a vita, con uno Scudetto e due Supercoppe Italiane vinte da protagonista. Perché Abate è sempre stato un titolare. Troppo importante la sua carica agonistica, imprescindibile la sua corsa, i suoi continui ripiegamenti, la sua sfuriate sui binari.
CERTEZZA - A Doha, Abate ha alzato con fierezza il suo primo trofeo da capitano del Milan (anche se in coabitazione con il convalescente Montolivo), al termine di un match impeccabile, giocato sol solito piglio sulla corsia di destra. Il 2016 di Ignazio, dunque, si è chiuso nel migliore dei modi, con un titulo in più e un’altra certezza: questo Milan avrà bisogno di lui anche l’anno prossimo.


