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L'allenatore e l'armonia. Le categorie Uefa e il calcio di oggi. Elliott cuore rossoneroTUTTOmercatoWEB
sabato 28 settembre 2019, 00:00Editoriale
di Mauro Suma
per Milannews.it

L'allenatore e l'armonia. Le categorie Uefa e il calcio di oggi. Elliott cuore rossonero

Sono forbite le dissertazioni sul tempo, concetto di cui si è spesso occupato dall'8 luglio ad oggi Marco Giampaolo. Non a caso. Il tempo è il tempo e al Milan sembra essersi fermato. Siamo passati da un Torino-Milan di aprile con un forte pregresso Leonardo-Gattuso e con l'arbitro Guida e siamo arrivati al Torino-Milan di settembre con qualche spiffero Boban-Giampaolo e sempre con l'arbitro Guida. Giovedì il Milan ha giocato molto meglio di aprile, ma è l'unica differenza purtroppo. Il Milan di Berlusconi ha superato i due anni terribili dell'undicesimo e del decimo posto, a fine anni Novanta, grazie alla compattezza del ponte di comando visto che per 20 anni il Club aveva sempre avuto gli stessi dirigenti: Berlusconi-Galliani-Braida-Ramaccioni. Non è semplice trovare misure ed equilibri quando, per altri motivi che non dipendono dal campo, il board cambia così spesso. In particolare, Adriano Galliani è stato spesso accusato di non essere competente sul piano calcistico. Non sappiamo se fosse vero o se non fosse vero. Quello che sappiamo è che per Galliani l'allenatore era sempre il migliore del mondo fino a che era l'allenatore del Milan. L'allenatore fa un lavoro delicato, sempre con il vento in faccia, oneri e onori, pressioni a non finire: deve vivere un rapporto armonico con l'ambiente sportivo circostante, la luna di miele deve durare il più possibile, al netto degli errori e dei ritardi che certamente ci sono. Ma in generale non deve essere conflittuale l'allenatore e non devono essere conflittuali le sue guaine di protezione. Altrimenti, il rischio è quello di continuare a girare attorno al tempo. Il tempo va guidato, non subito. Il tempo è quello perso dal Milan, tra il 2012 e il 2017, e poi tra il 2017 e il 2018, proprio mentre il calcio stava cambiando. Il calcio di oggi, vedi Uefa e FPF, è fatto di slot, di fasce, di categorie. E passare da uno slot all'altro, salire di categoria, oggi richiede tempo, tanto tempo, certamente più di un anno. 

Oggi è inutile provare dolore fisico per il derby. L'Inter oggi fa parte di un'altra fascia, economica e di Champions, rispetto al Milan, ha una posizione industriale superiore. Come la Juventus. L'Inter si sta allontanando dal Milan, così come si era allontanata la Juventus negli anni scorsi. Il Milan non batte l'Inter in campionato dal 2016 e non batte la Juventus in campionato dal 2016. Il risultato, caro presidente Letta, non si legge, ma si vive, e a Torino non c'è stata nessuna vergogna, ci sono stati errori, ma nessuna vergogna. Per cui non bisogna percuotersi sul petto e usare paroloni inutili proprio come vergogna o come dignità o non dignità. Il calcio oggi è rigidamente formattato e per come sono strutturati i club italiani, il Milan oggi non può vincere contro Inter e Juventus, sul piano economico e quindi su quello sportivo. Si può far meglio, ma non si possono fare i miracoli. Il Milan deve continuare a costruire la rosa con giocatori di prospettiva e ad utilizzarli il meglio possibile, fino a che non uscirà dall'alveo Settlement. Poi dovrà fare di tutto per fare il salto in su. Pane duro? Prospettive non accettabili da una tifoseria delusa e stanca dopo tanti anni di amarezze? Lo capiamo perfettamente, ma le cose stanno così. Possiamo agitarci, possiamo sfogarci, possiamo imprecare, ma le cose stanno così. Se serve una consolazione per i tifosi del Milan è che oggi la situazione poteva essere molto, ma molto peggiore. Il Milan di inizio luglio 2018 era un club tecnicamente fallito che sarebbe dovuto ripartire con il suo titolo sportivo dalla Serie D, come già capitato a Napoli, Fiorentina e Parma negli anni scorsi. Elliott, che un cuore rossonero, ha fatto il miracolo di salvare il club, prima tenendolo comunque in Europa un anno e poi iniziando un lavoro con la Uefa destinato nel tempo a dare i suoi frutti.

E non è vero che Elliott oggi sta pensando allo stadio più che alla squadra. Non è vero, nel senso che pensare allo stadio significa pensare alla squadra. Lo stadio significa ricavi e risorse per i mercati prossimi venturi da fare per potenziare e migliorare la squadra. Ma in questi giorni di cose non vere ne abbiamo sentite e lette tante, perchè quando il Milan non va bene c'è tanta gente che, in giro, ne approfitta per liberarsi di quei veleni che si porta dietro evidentemente da tempo. Ci è toccato leggere Leao uguale a Niang: sciocchezza di una malafede all'ennesima potenza. Il buon Niang ad esempio l'uomo non lo saltava mai, buttava la palla in avanti e la metteva sulla corsa. Leao lo vola via con naturalezza e anche quando non lo salta si capisce che ha nelle corde il guizzo dal momento che punta sempre il difensore avversario. Abbiamo sentito che senza Donnarumma il Milan avrebbe perso 6-0: balla sesquipedale, spiace, caro Bobo che il derby per 6-0 lo ha perso per davvero. Donnarumma nel primo tempo del derby ha fatto molte, ma molte, meno parate di quelle che fece Diego Lopez nel derby 0-0 dell'aprile 2015 e meno anche dello stesso Sirigu in Torino-Milan. La cosa che non avremmo invece mai pensato di leggere è che il buon Edmondo Pinna, moviolista del Corriere dello Sport che abbiamo subito e patito per tanti anni, ha scritto le stesso cose che abbiamo pensato alla fine di Torino-Milan: il rigore su Leao era sacrosanto, mentre l'azione dell'1-1 doveva essere fermata per un fallo di Rincon su Calhanoglu al limite dell'area granata. Silenzio totale su questo argomento, meglio, molto meglio, fare carne di porco su Giampaolo piuttosto che fare cronaca. A proposito: il Milan non è in Champions League oggi per l'arbitraggio di Guida in Torino-Milan 2-0 dello scorso aprile, con il direttore di gara che ignora il sangue sul volto di Suso colpito proditoriamente da Izzo nel primo tempo e che assegna un rigore inesistente per un soffio di Kessie su Izzo all'inizio del secondo. Se pochi mesi dopo viene rimandato Guida a Torino-Milan significa che in campo i rossoneri sono sempre e certamente dei polli perchè non chiudono le partite e perchè non sanno stringere i denti quando l'avversario che vuole rimontare inizia a fare sul serio, ma significa anche che c'è chi se ne approfitta. Altrochè espellere Reina. Per molto meno, l'arbitro e il Var avevano annullato il gol dei padroni di casa, nello scorso mese di dicembre, in questo stesso pianeta e in questo stesso campionato, in Frosinone-Milan. Ricordare per credere.

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