Giampaolo come Ventura maestro per le piccole, ma è più colpevole chi ha preferito Bennacer a Sensi e chi ha lasciato in eredità Calhanoglu e Kessie
Nel calcio può succedere di tutto, ma l’esperienza ci suggerisce che Giampaolo non finirà la stagione. Se invece mangerà il panettone, la colomba e il gelato dei primi caldi di fine maggio saremo pronti ad ammettere di esserci sbagliati, come vorremmo che facessero tutti quelli che lo hanno definito un “maestro di calcio” e oggi sono i primi a criticarlo. Giampaolo merita il rispetto per la sua serietà, il suo impegno e la sua educazione perché altri, meno criticati di lui, hanno risposto male, o non hanno risposto affatto, a chi chiedeva spiegazioni per l’assenza di risultati e/o bel gioco. I fatti, però, hanno purtroppo dimostrato, o meglio confermato, che come ci sono i giocatori di provincia, incapaci di compiere il salto di qualità nelle grandi squadre, ci sono anche gli allenatori di provincia, bravissimi soltanto dove non ci sono pressioni o aspettative, specialmente quando i primi a non essere da grande squadra sono i giocatori.
A questo proposito non ci stancheremo mai di ricordare l’opposto e ugualmente clamoroso precedente di Sacchi, capace di vincere lo scudetto con il Milan quando non aveva esperienza ma aveva la miglior linea difensiva a quattro (Tassotti-Baresi-F.Galli(Costacurta)-Maldini) lasciata in eredità da Liedholm con l’aggiunta dei vari Donadoni, Gullit e Van Basten, ma poi finito all’undicesimo posto, quando subentrò al posto di Tabarez con Reiziger, Blomqvist e Dugarry. Questo per dire che i giocatori fanno la differenza, a maggior motivo quando gli allenatori non hanno avuto, in campo o in panchina, un passato in una grande squadra. Ecco perché Giampaolo che al massimo ha giocato nel Giulianova e ha allenato la Sampdoria, da solo non può fare miracoli, come non ne poteva fare Ventura, catapultato alla guida della Nazionale senza la minima esperienza internazionale, malgrado fosse stato accolto anche lui come un “maestro” di calcio. E allora, ferme restando le responsabilità di Giampaolo, che non è riuscito a inserire stabilmente nemmeno la metà (cioè tre) dei sei nuovi acquisti e soprattutto ha mostrato un Milan decente soltanto nel primo tempo contro il Torino, bisogna riconoscere che più di lui sono colpevoli quelli che lo hanno scelto, affidandogli soltanto giovani invece di giocatori d’esperienza come aveva chiesto Gattuso. Sorvoliamo sui vari Veretout e Correa, che il Milan ha inseguito invano, ma Sensi che poi è andato in prestito all’Inter è stato abbandonato in fretta per preferirgli Bennacer e Krunic, mentre Llorente non è nemmeno stato preso in considerazione. Gravi errori di valutazione, aggiunti all’eredità lasciata dalla coppia MiraFax cui si devono gli acquisti (strapagati) di Rodriguez, Musacchio, Biglia, Borini, Conti e Calhangolu, che Boban e Maldini hanno cercato invano di vendere, dopo avere svenduto invece Cutrone. Ecco perché questa stagione è già compromessa, anche se prima di annaspare nella parte destra della classifica, a prescindere da un’eventuale vittoria sabato sera a Genova che non dovrebbe illudere come le due precedenti contro Brescia e Verona, conviene pensare a un’alternativa a Giampaolo. Non per sognare il quarto posto, ma almeno per tornare in Europa League. E siccome quando la casa è allagata bisogna chiamare l’idraulico e non l’architetto, l’unico allenatore che può risollevare il Milan è Claudio Ranieri. Lui sì un vero maestro, di buon senso, equilibrio ed esperienza, qualità rare che nel calcio di oggi, e di sempre, contano almeno quanto il bel gioco.


