Gazidis e il problema della credibilità: nessuno ha fiducia in quello che dice. E se vanno via Maldini e Boban, il Milan rischia di perdere anche Ibra
Uno dei tanti difetti dell’avventura italiana di Ivan Gazidis come amministratore delegato del Milan è quello di non aver saputo comunicare bene le sue intenzioni. Non basta un’intervista alla Gazzetta dello Sport (la seconda dopo quella dello scorso maggio) organizzata in tempo zero per recuperare il tempo perso. Anche perché, a distanza di una settimana, le sue dichiarazioni sono state ribaltate da quelle di Zvone Boban. Gazidis aveva detto che c’è un solo Milan e che lui, Maldini e Boban lavoravano in comune accordo. Cosa non vera perché i contatti con Rangnick sono stati portati avanti dal suo uomo di fiducia, Almastad, e alle spalle della gestione sportiva. Gazidis non si è fatto molti amici a Milano e al Milan e non ha capito a pieno il sistema nel quale è entrato, ovvero quello calcistico italiano. La sua riservatezza gli ha formato una corazza che non lo ha reso né popolare né simpatico ai suoi principali clienti, ovvero i tifosi del Milan, che sui social hanno rispolverato l’hashtag #GazidisOut.
Purtroppo il CEO sudafricano non ha mai creato situazioni di confronto così come non ha saputo comunicare all’esterno, in maniera convincente, le sue idee in quanto se ne sta sempre sotto la sua campana di vetro. Siamo fermi ad un manifesto scritto a quasi un anno fa, che ha visto Leonardo e Gattuso andarsene e che ha portato Boban a chiedere, in pubblico, un intervento della proprietà. Un gesto estremo, di chi ha capito che le cose stanno andando a ramengo e di come ci possano volere ancora tanti anni per ridare sorrisi in continuazione ad una tifoseria splendida, che riempie San Siro ogni volta che il Milan gioca in casa. I tifosi non meritano ancora queste lotte di potere, meritano stabilità, una programmazione vera e chiara e un piano prospettico nel quale credere. Ad oggi, alle parole di Gazidis credono soltanto lui e quelli del suo staff. Il resto del mondo milanista lo ha bollato e non sarà facile, per lui, conquistarsi la fiducia di tutto ciò che c’è al di fuori del quarto piano di Casa Milan. E a metterlo ancor di più in cattiva luce c’è il fatto che Boban e Maldini hanno saputo operare in condizioni di mercato aleatorie e restrittive. Certo, la scelta di Giampaolo viene vista da Gazidis come la genesi di tutti i mali, ma dall’arrivo di Ibrahimovic e dal cambio di modulo, il Milan ha fatto bene, perdendo solo contro l’Inter da inizio 2020.
E adesso riecheggiano funeste le parole di Mino Raiola di qualche settimana fa, quando diceva che non capiva quale Milan avesse in mente Elliott. E allora occhio alle ripercussioni sul mercato, perché Ibrahimovic senza la permanenza di Boban e Maldini ci penserà a lungo se rimanere o meno e Raiola non starà di certo ad assecondare i piani di Gazidis sul rinnovo di Donnarumma. È brutto da dirsi, ma il Milan è ancora oggi, dopo tre proprietà, una polveriera sempre pronta a saltare per aria. Elliott capisca che per far risalire il Milan c’è bisogno di gente credibile, che sappia vendere il prodotto, che conosca il mercato italiano e sappia comunicare bene. Ad oggi, mr. Gazidis, è un uomo solo ma, purtroppo per molti, al comando della barca. Che imbarca acqua.


