Da Gattuso a Pioli, da Boban a Maldini, da Ibrahimovic ai tifosi, tutti sconfitti dall’incompetenza di una proprietà fantasma
Non c’era bisogno della sconfitta contro il Genoa per capire che Ibrahimovic non basta per trasformare una squadra di giovani pecorelle in affamati leoni come lui. E non c’era bisogno dell’addio di Boban in generale e delle sue modalità in particolare, per capire che Gazidis è il silenzioso (co)mandante, amministratore delegato di una proprietà fantasma. Proprio lui che ha spiegato di ammirare il modello-Atalanta dovrebbe essere il primo a capire che la società bergamasca ha un presidente competente, Antonio Percassi che tra l’altro ha giocato in serie A, un figlio, Luca Percassi, cresciuto a pane e calcio (italiano) che fa l’amministratore delegato e un direttore sportivo, Giovanni Sartori, capace di scegliere i migliori giocatori in tutta Europa, spendendo pochissimo.
Una struttura snella, come era snella quella del primo grande Milan degli anni Ottanta, con l’asse vincente Berlusconi-Galliani-Braida. Il Milan di oggi, invece, come un anno fa, due anni fa, come il prossimo e forse i prossimi, è invece nelle mani del fondo presieduto da mister Paul Singer che ha affidato al figlio Gordon i pieni poteri. E grazie a lui è arrivato Gazidis, con l’aggiunta di tanti sconosciuti collaboratori stranieri, tutti senza la minima conoscenza del nostro calcio. Il primo a capire che con tanta incompetenza nei ruoli chiave della società non si poteva ricostruire un nuovo grande Milan è stato Gattuso, che ha dato le dimissioni rinunciando al suo stipendio per questa stagione. Sconfitto suo malgrado, come sarà sconfitto Pioli che ha già capito di essere a fine corsa, malgrado le false promesse di Gazidis. Tra l’addio di Gattuso e quello di Pioli c’è già stato quello di Boban, che per il bene del Milan sperava di fare chiarezza per il futuro.
Come non detto. In un mondo dominato dall’ipocrisia, in questo caso con l’aggravante del silenzio, le sue parole sono state scambiate per un atto di ribellione e invece di cercare un chiarimento, anche duro magari, si è preferito esonerarlo con una fredda lettera, trattandolo come una colf scoperta con l’argenteria di casa nella borsa. Sconfitto anche lui per eccesso di amore milanista, in attesa del prossimo sconfitto, il suo grande amico Paolo Maldini che lo aveva chiamato al posto di Leonardo per costruire insieme un futuro migliore. Come non detto anche in questo caso. Maldini pagherà la scelta, peraltro sbagliatissima, di Giampaolo e quella presa indiretta di distanza da Gazidis per la sua decisione, nascosta a lui e Boban, di contattare Rangnick. Siccome non potrà eventualmente accettare di rimanere per dare un segnale di continuità, saluterà anche lui. E con lui, saluterà anche Ibrahimovic arrivato soltanto per le insistenze di Boban, all’inizio contro la volontà di Gazzelliott. Tanti, troppi sconfitti, anche se i veri sconfitti sono i tifosi, molti dei quali pensavano che bastasse lasciare fuori Suso, o meglio ancora affidarsi a Ibrahimovic per tornare in Champions League. Beata ingenuità, come ai tempi in cui non si voleva credere al calcio-scommesse fino a quando è arrivata una sentenza sportiva che ha mandato il Milan in serie B. Sono passati esattamente quarant’anni e non basta consolarsi con il fatto che adesso non c’è il pericolo di retrocedere in B. Perché oggi come allora il futuro è un’incognita, anzi una montagna di incognite. In campo e soprattutto fuori.


