Pato e l'egoismo dei numeri uno
Stefano Maraviglia
Alexandre Pato ha riscattato almeno in parte l'opaca prova di Madrid, quando chiamato a confermare la prestazione dello scorso anno, ha invece deluso come gran parte della squadra. Contro il Napoli, il n.7 si è mostrato tonico, ha spesso preso l'iniziativa cercando lo spazio e svariando sull'intero fronte d'attacco. Prima a destra, poi al centro e a sinistra, un continuo evolversi che ha spesso destabilizzato la difesa partenopea. Buona l'intesa con Robinho ed Ibra, come spesso detto dagli addetti ai lavori: "Chi sa giocare al calcio, non ha problemi ad integrarsi con i compagni". Una buona prova dunque per il giovane astro rossonero, che ha risposto (se così si può dire), all'altro talento verdeoro in forza all'Inter (Coutinho), autore di un'ottima gara contro la Samp. Il gioiellino nerazzurro indicato da molti come "nuovo Pato", ha stuzzicato le attenzioni dell'ambiente, non poteva tardare una risposta dell'originale, che al San Paolo ha destato ottima impressione.
Qualche pecca però l'ha mostrata il "papero", soprattutto in più occasioni quando l'egoismo dell'attaccante puro, ha preso il sopravvento sull'altruismo, portandolo a conclusioni non proprio esaltanti. Ibra inquadrato dalle telecamere ha più volte storto il naso, disapprovando l'esecuzione del compagno, ma mai eccedendo nella lamentela. Pato sta crescendo, manca ancora qualche tassello per la consacrazione definitiva, mattoncini che possono ascuisiti osservando la maturità raggiunta dallo svedese, compagno di squadra. Ibra dopo una carriera quasi interamente da solista, da qualche tempo a questa parte, ha maturato il credo del lavoro di squadra, pensiero che lo ha portato ad essere l'elemento più importante nel Milan di Allegri. Prima l'assist per il compagno, poi l'individualismo, questo l'insegnamento che l'ex interista vuole trasmettere al giovane brasiliano, per aiutarlo a diventare un numero uno assoluto.


