Meglio un roseo futuro che uno scialbo presente
Matteo Calcagni
Pippo Inzaghi si è fermato. Si è fermato proprio dopo aver raggiunto uno dei traguardi più importanti della sua carriera, nel suo stadio e di fronte al suo pubblico. Ripartirà e tornerà, ne siamo certi, ma il Milan ha il dovere e l'onere di trovare un sostituto all'altezza per il mercato di gennaio. La rosa attaccanti, a seguito di questa immensa tegola, è diventata strettamente esigua e, parallelamente ai problemi muscolari di Pato, diventa essenziale operare in entrata. La mossa tuttavia dovrà essere intelligente, senza farsi prendere dalla frenesia di rimpinguare il pacchetto dei punteros a tutti i costi: la lezione dell'anno passato, quando la dirigenza rossonera si accontentò in un'impresentabile Mancini per allungare i ranghi, deve essere di lezione e di monito. Il prestito del brasiliano, inoltre, rischiò anche di compromettere i piani per la stagione in corso, essendoci stato una sorta di "obbligo" di riscatto poi non esercitato dal Diavolo.
E' chiaro che Pippo non è, e sarà, di difficile sostituzione ma, piuttosto che ingaggiare una seconda/terza scelta che poi andrebbe comunque abbandonata in estate, sarebbe più logico ingaggiare un calciatore futuribile, che possa fare il bene del Milan nel presente e nel futuro. Il nome che, sia a livello di età sia di costo, si avvicina più alla scelta più saggia è Alberto Paloschi: il ventenne bresciano, identificato più volte dallo stesso Inzaghi come suo erede, potrebbe diventarne un sostituto all'altezza fino al termine del Campionato, per poi alternarsi con il rientrante Pippo nella prossima stagione. La comproprietà esistente con il Parma, nonostante le pretese di Ghirardi, potrebbe essere risolta con una cifra piuttosto esigua, magari arrotondata in ribasso con il prestito di qualche giovane della "Cantera" rossonera. Che sia Paloschi, o chi per lui, l'importante è che il Milan non ricada negli errori del passato, andando ad acquisire elementi decisamente poco utili alla causa, come il recente Mancini o il Marcio Amoroso del gennaio 2006. Meglio puntare sul futuro e non lasciarsi ammaliare da nomi esotici ma essenzialmente di scarso spessore.


