Allegri e una "mission" da perderci la testa
Francesco Somma
Confesso fin da subito che ieri pomeriggio, incassato l’incipit del discorso presidenziale basato sul consueto panegirico dei trofei e della corsa a due con Bernabeu, la tentazione di spegnere il televisore e tornare ad occuparmi di altro, per qualche secondo è stata molto forte, ma alla fine ha perso. Poi, l’ode è giunta al termine, e si è cominciato a trattare temi differenti, come la rosa del Milan, “adeguata per competere con chiunque e dovunque” (era meglio il panegirico!) , e decisamente più seri del gioco del calcio: la lotta alla criminalità organizzata condotta dal Ministro Maroni, presente alla conferenza. Poi Ronaldinho, ultima follia e “miglior calciatore di tutti i tempi”; Gattuso che “non può restare controvoglia” e i tifosi che lo vorrebbero più presente, non soltanto fisicamente allo stadio, ma affettivamente al fianco di una creatura alla quale – per ovvie ragioni – il Premier non può più dedicare il massimo dell’attenzione. Insomma, quella che doveva essere la prima conferenza stampa di Massimiliano Allegri (rimandata a oggi alle 13.30), si è trasformata in un vero e proprio one-man show, condotto dall’inizio alla fine con arte sopraffina da Berlusconi: presidente, tifoso e…allenatore. Dall’incontro di ieri, a mio avviso, sono emersi pochi lampi di luce. Ciascuno è libero di giudicare buone o brutte notizie la determinazione del Presidente a rimanere al timone del Milan, piuttosto che l’imprescindibilità di Ronaldinho nella squadra del futuro o la porta chiusa in faccia a Ibrahimovic, ma difficilmente chi si aspettava rassicurazioni sul necessario adeguamento della rosa sarà soddisfatto dopo aver ascoltato il discorso del Cavaliere. In particolare, su alcuni aspetti, legati al campo e alla tattica, è molto facile eccepire.
“Ronaldinho e Pato devono giocare più a ridosso dell’area di rigore”, oppure “Ronaldinho deve giocare dietro le punte”. R80 ha spesso giocato dietro le punte, ma sia a Barcellona che nelle due stagioni rossonere ha dato il meglio di sé partendo da lontano, a sinistra, per poi convergere verso il centro. Da quella posizione ha quasi sempre fatto valere al massimo le proprie doti tecniche e nel 2005 ha disputato una stagione impressionante, portando a casa il Pallone d’Oro. Quanto a Pato, personalmente non l’ho mai notato a disagio nel 4-2 fantasia di Leonardo, né visto partire troppo da lontano. L’unico attaccante schierato fuori posizione da Leonardo è stato – e non si è trattato di un lazzo del brasiliano – Huntelaar, mandato in qualche occasione all’ala per sostituire Pato. Infine, quanto al “diktat” di “essere sempre padroni del giuoco e produrre un calcio di cui tutto il mondo possa godere” (quello che realizza il Barcellona, per intenderci), è rimasto un obiettivo negli ultimi anni, è attualmente una chimera, sarà la mission dell’hollywoodiano Max Allegri, al quale non può che andare il nostro più sincero “In bocca al lupo”.


