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30 palloni toccati in 94 minuti: Diavolo, come si innesca Higuain?

autore
Daniele Castagna
per Milannews.it
lunedì 27 agosto 2018, 20:00Primo Piano
autore Daniele Castagna
27.08.2018 20:00Primo Piano
Insidefoto/Image Sport
Insidefoto/Image Sport

Chi già urla alla maledizione del numero 9 stia sereno, non c'è alcun anatema gettato nei confronti dell'attaccante del Diavolo. Semplicemente una squadra incapace di innescarlo a dovere. Come testimoniano i primi novanta minuti di Gonzalo Higuain sbarcato nel pianeta Milan: fatti di solitudine, lotta senza compagni tra Koulibaly ed Albiol ed un numero pari a zero di palloni giocabili ed occasioni ricevute. Come avere un'arma letale ma senza cartucce, pressoché inutile. Si apre la questione rifornimenti, più vitali dell'acqua nel deserto. 

Numeri alla mano, il Pipita ha fatto al meglio la partita che il Milan gli ha permesso di fare, e non il contrario. Più di così sarebbe stato miracoloso, tramutando in gol il primo ed unico assist ricevuto in tutta la gara da Laxalt a fine match. Gonzalo non può segnare se il Diavolo non crea i presupposti per segnare, scenario illusorio al San Paolo in cui Ospina, omettendo le due reti subite, ha vissuto una serata tranquilla senza necessità di interventi. Per la precisione, non è ammissibile che una squadra che presenti Higuain come terminale offensivo, lo obblighi a ricevere la metà dei palloni destinati a Donnarumma ed un terzo delle sfere giocate da Calabria. Il nueve ha avuto tra i piedi il pallone solo 30 volte, una miseria in confronto alle 91 volte del terzino e le 64 del portiere numero 99. Di questa trentina, solo 11 nella metà campo avversaria e mai realmente in zone calde. Può far paura a 40 metri dalla rete avversaria? La risposta è no, ma per qualsiasi giocatore al mondo, trattasi di trend da invertire rapidamente. Anche volendo guardare e provando ad incolpare l'ex Juventus di scarsi movimenti, il Pipa il suo l'ha fatto: non ha mai smesso di spostarsi, venendo sempre incontro a Biglia e Kessie, producendo una heatmap coloratissima in tutto il fronte offensivo, e non solo.

Posto centralmente all'interno del progetto Milan, Higuain non è mai stato innescato a dovere. La circolazione orizzontale non ha aiutato e l'assenza del giocatore più verticale della rosa, Hakan Çalhanoglu, ha peggiorato la situazione. Fabio Borini, apprezzabile per sforzo e prestazione, non può avere le stesse caratteristiche del turco, chiamato più a difendere la zona del campo piuttosto che ad assaltare. Il 4-5-1 mascherato da 4-3-3 poi non ha migliorato la situazione, creando questa sceneggiatura del Pipita solitario. L'argentino possiede caratteristiche uniche, come quelle di aprire spazi per i compagni e gestire le giocate come un trequartista di alta classe, ma senza i movimenti degli esterni le sue unicità vengono annacquate e disperse minuto dopo minuto. La stagione di gloria dei 36 gol fu basata, principalmente, sul sopraffino lavoro di conclusione della mole prodotta a raffica da Insigne e Callejon e l'inserimento delle mezzeali, operazione non ripetuta sabato sera quando sia Suso che Borini hanno preferito continuare il giropalla orizzontale piuttosto che alzare la testa e guardare in avanti. Più volte, il Pipita ha lamentato la mancanza di verticalizzazione, come nella ripresa quando Bonaventura spezzò un break partenopeo perdendo poi l'attimo giusto per mandare in contropiede il numero 9. Necessario dunque un cambio di condotta, con un Milan più rettilineo e meno barocco, con maggior attitudine all'acceleratore (con nessuna vergogna di fare contropiede) rispetto ad un momentaneo sterile giropalla tra portiere e difesa.

per Milannews.it

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