Gattuso-Di Francesco 2-0: palleggio e cambi di gioco, così Rino ha incartato la Roma
Daniele Castagna
A tutti i coloro che se lo stanno chiedendo: no, non c'è alcun errore nel titolo. Gattuso-Di Francesco è 2-0 e palla al centro. Due come le reti segnate dai rossoneri contro la Roma ieri a San Siro, due come gli scontri diretti vinti da Ringhio su Eusebio in altrettanti incroci in Serie A. Tanto all'Olimpico quanto al Meazza, il quarantenne di Corigliano Calabro ha avuto la meglio del collega con idee semplici e calcio efficace, fatto di compattezza, Diavolo in 20 metri e precisi lavori delle catene. Ma andiamo con ordine.
Di Francesco, con una modifica dell'ultimo momento, ha provato a cambiare tutte le carte del mazzo, schierando la propria Roma con un camaleontico 3-4-3 o 3-4-1-2 all'occorrenza. Sull'altare della difesa, Eusebio ha sacrificato l'intero tasso fantasioso del suo undici, costringendo Pastore e Dzeko ad una grigissima serata anonima sotto la pioggia, ampiamente al di sotto delle loro possibilità qualitative e tecniche. Ne è valsa la pena per i giallorossi? La risposta è un no grosso quanto il boato del pubblico rossonero al vantaggio griffato Kessie. Nel mezzo disastro auto-imposto capitolino, il Diavolo ha saputo massimizzare andando a sottolineare con un immenso evidenziatore turco, di nome Hakan Çalhanoglu, tutte le mancanze difensive e tattiche di un disperso Karsdorp. L'olandese, nei primi 45 minuti meneghini, pareva un uomo costretto ad attraversare a piedi la pista di Monza con le qualifiche di F1 in corso. Mai al posto giusto, mai in linea con Fazio e Manolas, puntualmente saltato dall'ex Leverkusen. Oltre alla disastrosa apparizione del nativo di Schoonhoven, il Milan è riuscito con le proprie armi a mandare fuori giri anche il debuttante Marcano, tolto all'intervallo per l'incapacità di interrompere il flusso continuo del triangolo Calabria-Kessie-Suso.
Soffermiamoci proprio su quest'ultimo punto, il meccanismo a riciclo diretto delle due catene rossonere. Le vere chiavi del successo di Gennaro Gattuso. Rodríguez, Bonaventura e Çalhanoglu, così come i già sopracitati protagonisti dell'out di destra, hanno letteralmente affettato la Lupa giunta al Meazza per incassare i classici 3 punti delle ultime stagioni. Storia diversa. Se per Karsdorp è stata nottata da dimenticare, non è andata molto meglio a Kolarov. I terzini del Diavolo non hanno mai smesso di andare, come testimonia l'assist dello svizzero per Kessie ed il recupero di Calabria al 95' su El Shaarawy, e le mezzali hanno sempre regalato l'inserimento e la sovrapposizione all'esterno di riferimento. In questo modo nasce la rete dell'ivoriano, in picchiata solitaria come un falco in area alle spalle di Marcano e Kolarov, e tutti i pericoli del Milan creati ad Olsen. L'assenza quasi completa di fase difensiva da parte di Schick e Pastore, portava così ad un continuo 3 vs 2 sfruttato dal Diavolo su entrambe le corsie. La superiorità numerica, in fase offensiva, non solo ha facilitato lo schiacchiamento della Roma a ridosso della propria area, ma ha anche ampiamente permesso il recupero alto dei palloni al giropalla avversario, autentico jolly vincente sfoderato da Rino. I tanti tocchi a spostare continuamente il baricentro hanno poi fatto il resto, continuando a sfiancare i ragazzi di Francesco col pericolo di subire imbucate sull'una o sull'altra fascia. Così Gattuso, con tutto il suo Milan, ha incartato la Roma. Regalandosi una meritata pausa tranquilla.


