Rino, Ricardo e gli altri: la rivincita
Fabrizio Tomasello
Che sollievo sedersi al computer dopo un successo come quello di venerdì sera. L’adrenalina ancora in circolo, l’euforia come piacevole compagna di viaggio e quel senso di leggera esaltazione che tarda a smorzarsi. Tutt’altra cosa rispetto al cupo e lacerante mood con cui abbiamo affrontato l’editoriale di sabato scorso, scritto a caldissimo dopo l’inopinata sconfitta rimediata a Napoli dagli azzurri di Ancelotti.
Le ragioni della gioia milanista sono tante e credo sia il caso di elencarle tutte, una per una, da tenere bene a mente come promemoria qualora dovesse arrivare - speriamo mai - qualche altro momento negativo.
Partiamo dalla guida tecnica. L'ultima settimana, passata a disquisire amabilmente del nostro amato Milan, è stata votata al tentativo di smontare le teorie venate di pessimismo cosmico di tanti appassionati rossoneri delusi, convinti di presunti limiti della squadra quanto ad intraprendenza e coraggio, di un baricentro eccessivamente basso e di un atteggiamento troppo remissivo per affrontare il famelico Napoli casalingo.
Eppure è stato proprio con questa lettura tattica, studiata, ragionata e azzeccata, che Gennaro Gattuso ha letteralmente imbrigliato i partenopei nei primi 50 minuti di gioco, se è vero che al di là del risultato che diceva Napoli-Milan 0-2, la statistica dei tiri in porta era mortificante per le recenti consuetudini dei partenopei. Poi c’è stato il famoso blackout che ha compromesso quanto di buono svolto fino a quel momento, ma questo rientra in un altro tipo di problematica.
E a proposito di statistica e di atteggiamento, proprio partendo da quanto di buono visto contro il Napoli, il tecnico calabrese ha costruito il successo contro i giallorossi: al minuto 72’ del match di San Siro i numeri divevano “tiri totali 20 per il Milan, 6 per la Roma”. Un segnale inequivocabile della superiorità smaccata mostrata dai rossoneri per tutta la durata della partita.
Così, dopo il Napoli (purtroppo solo nei primi 50 minuti di gioco), anche la Roma è apparsa irretita, imbambolata, obnubilata dalla perfetta gestione dell’incontro di Higuain e compagni. Evidentemente non un caso, anzi l’ennesima conferma della straordinaria capacità di Gattuso di organizzare un’ottima fase difensiva. Stavolta però corredata da un desiderio furioso di vittoria, da una spinta costante fino al 95’, da idee apprezzabili ed efficaci anche in fase offensiva, e soprattutto da un coraggio che è emerso anche dopo il doppio schiaffo del pareggio di Fazio e l’immediato gol annullato al Pipita per pochi centimetri.
In fase di commento radiofonico del match, ho affermato che quel momento avrebbe potuto rappresentare il futuro della stagione rossonera. Se il Milan avesse accusato il colpo come al San Paolo saremmo andati incontro ad una nuova scoppola dolorosa, viceversa i ragazzi hanno reagito spavaldi e autoritari, ranghi serrati e cattiveria agonistica, meritando alla fine i tre punti e mandando un messaggio forte a tutte le possibili concorrenti per uno dei primi quattro posti in classifica.
Mi preme sottolineare, al di là dei meriti del tecnico, la rivincita dei super criticati, da Donnarumma (il gol giallorosso nasce da una sua respinta di pugno forse avventata, ma che nessuno si sogni di metterlo alla gogna di nuovo) a Calabria (anche contro la Roma qualche imperfezione ma la rete di Cutrone è propiziata da una sua palla recuperata), fino a Rodriguez e Biglia, probabilmente le note più liete della serata.
Lo svizzero è apparso irriconoscibile rispetto al terzino abulico e tremebondo visto da almeno 10 mesi a questa parte, mentre il regista argentino, stavolta adeguatamente supportato dai compagni di reparto ogni qual volta era raddoppiato dai centrocampisti giallorossi, ha recuperato una quantità industriale di palloni, difesi sempre con orgoglio e qualità e quasi tutti messi a frutto.
Per non parlare di Gonzalo Higuain (anche lui giudicato insufficiente alla prima uscita in campionato), un autentico fenomeno. Da troppo tempo non si vedeva guizzare in campo un numero 9 in maglia rossonera di cotanto spessore. Ad un certo punto, nella seconda parte della ripresa, si è avuta la sensazione che volesse cercare il gol con troppa insistenza ed un eccesso di egoismo. Poi è arrivato il colpo di genio e di altruismo con cui ha illuminato San Siro al minuto 95 e tutte le considerazioni precedenti sono andate a farsi benedire. Ben arrivato Pipita.
E una parolina per i ragazzi entrati dalla panchina non la vogliamo spendere? Ormai abbiamo finito gli elogi per “AltaTensioneBis” alias “ProvvidenzaBis” Cutrone (suggestivo questo tentativo di accostare il baby bomber ai tanti fenomeni del passato rossonero), ma grandi soddisfazioni per mister Gattuso sono arrivate anche dal binario sinistro, rigenerato dopo le sostituzioni di un ottimo Calhanoglu e di un esausto Rodriguez con Castillejo e Laxalt.
Se la scorsa stagione i limiti del Milan erano imputabili ad una rosa con qualche lacuna di troppo tra le seconde linee, quest’anno Leonardo e Maldini - a proposito, che gioia vederli abbracciati ed esultanti al termine del match vinto contro la Roma - hanno fatto un lavoro esemplare e Gattuso può permettersi perfino il lusso di far ambientare al meglio un talento autentico come Caldara senza risentirne. È presto per le facili esaltazioni, ma la sensazione che il Milan sia tornato è forte. E anche gli avversari se ne stanno accorgendo.


