Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club

Rivogliamo il Rino dell'anno scorso. Andrè Silva: non parliamone più. Gandini e tutta una classe dirigente

autore
Mauro Suma
per Milannews.it
sabato 29 settembre 2018, 00:00Editoriale
autore Mauro Suma
29.09.2018 00:00Editoriale

Rino Gattuso è un libro aperto. Raccoglie in buona fede dentro di se tutto quello che respira, tutto quello che si agita nell'aria. Persona ruvida ma solo in apparenza, in realtà buono e sincero. Ha il suo carattere, ma come diceva un grandissimissimo giornalista il carattere ce l'ha buono solo chi non ce l'ha. Volteggiamo attorno all'argomento, per andare al punto tutto d'un fiato: i conti non tornano, il suo Milan, per usare una sua espressione tipica, non si riesce più a toccarlo con mano. La squadra che ha fatto 39 punti nelle 19 partite del girone di ritorno dello scorso campionato, non è stata un episodio. Puoi bluffare 3-4 partite, non 19. Il Milan del ritorno dell'anno scorso ha subito 15 gol, meno di 1 a partita, aveva identità, senso, capo, coda, fraseggio, meccanismi, carattere, forza fisica. La tendenza a complicarsi la vita e a fare errori da polli ogni tanto spuntava qua e là, ma eravamo nel fisiologico. Oggi il Milan sbaglia, come nel secondo tempo di Empoli, 1 passaggio al minuto, non ha ancora elaborato una sua identità precisa, non sa stringere i denti, non sa guidare le partite. E' un Milan col foglio rosa che non è questo e non può essere questo. Forse Rino deve aprire le finestre, non farsi contaminare da niente e da nessuno, riconsiderare, sorridere, solidarizzare con tutto ciò che lo circonda, lasciare liberi i giocatori come Caldara di provare i suoi meccanismi in campo, forse analizzare le situazioni atletiche e psicologiche di Kessie e Calhanoglu. Tante cose. Ma forse, non vendiamo sentenze, non produciamo sfoghi, non cerchiamo capri espiatori. Di una bandiera come Rino parliamo e parleremo sempre con rispetto. Crediamo nelle sue idee di calcio e nella sua psicologia. E nella sua tempra. E' uscito da Benevento, Verona e Atalanta. Uscirà anche da Cagliari, Atalanta ed Empoli. Milanello non è cambiata, è sempre la stessa, è sempre casa sua. Rifaccia il Milan organizzato e sbarazzino che abbiamo visto fino al 20 maggio. La trazione è cambiata, non c'è più Bonucci (assenza che si sente) ma c'è Higuain (presenza importantissima). Bene, invertiamo la clessidra e ripartiamo in classifica. Ma Rino lo imponga a se stesso: basta partite sciapite, fragili e vaghe. Non è bello e non è giusto, fa male e fa riflettere.

Andrè Silva è il classico esempio degli anni da cui proviene il Milan. Anni in cui in assenza di una compattezza vera alla guida del club, i social si sono sostituiti alla società come produttori di umore e di atmosfere. Anni in cui ogni nuovo acquisto era usato come pretesto da una fazione per essere usato contro l'altra. Andrè Silva è il paradigma di tutto questo. Criticato per i milioni spesi, atteso al varco, massacrato al primo sbadiglio. Data la mano di bianco, si è passati al resto: le difficoltà iniziali del Milan di Montella, la crisi di risultati, il suo carattere di giovane talento alle prese con le prime difficoltà di questo tipo in carriera. Ecco perchè Andrè Silva, a Milano, è stato paragonato a...Gabigol. Ebbene sì. Dopo tutto questo lavoro ben fatto, si tenta adesso di additarlo come rimpianto, come giocatore che era da tenere e via di luogo comune in luogo comune. Ma certo, il Milan doveva tenere lui come prima punta e rinunciare a Higuain. Perchè Andrè Silva, per profilo e per ingaggio, non è una terza punta ma una prima, non è uno che puoi tenere in panchina buono buono con la splendida prospettiva di giocare se e solo se il Pipita e Cutrone hanno la bua. L'Inter la scorsa stagione aveva solo Icardi come prima punta e ha fatto la stagione che ha fatto. Al Milan se hai "solo" Higuain e Cutrone, si scatena quello che "simpaticamente" possiamo definire rutto libero, che porta oltre tutto pure male, che prima o poi centra il bersaglio: sia Higuain che Cutrone fuori nella stessa partita. Non facciamo i Ghostbusters. Ma lasciamo stare Andrè Silva, qui l'abbiamo masticato e sputato. E se c'era qualcuno che ne metteva in evidenza il suo talento e quanto ne valesse la pena non disperderlo, veniva additato come quello che difende sempre a prescindere. Per come si era messa, e dato atto a molti tifosi rossoneri di averlo intuito il talento del portoghese, non poteva che finire così. Pietra sopra, con coraggio e con onestà intellettuale. Andrè Silva fa doppietta contro Varane (campione del mondo in carica a livello di Club e di Nazionale) e Sergio Ramos ed è capocannoniere della Liga. Se non altro non rimarrà come ingaggio e come cartellino sulla schiena del club, come capita ad altri giocatori molto costosi e ad altre società. Una volta ci entusiasmavamo per Joe Jordan e lo sostenevamo ben al di là dei suoi limiti. Oggi facciamo gli schizzinosi per Andrè Silva. E' la vita, si cambia. Basta saperlo. E basta accettarlo.

Umberto Gandini ha lasciato la Roma, dopo una esperienza comunque importante per il Club giallorosso (Pallotta ha creduto tantissimo in lui, investendo sulla sua mentalità internazionale) e per se stesso, vista l'evoluzione del suo ruolo: da direttore generale sportivo e ministro degli Esteri ad amministratore delegato vero e proprio. Gandini è l'esempio di tutta una classe dirigente formata da Berlusconi e Galliani. Dopo il Milan, Umberto ha fatto la Semifinale di Champions League con la Roma. Ariedo Braida lavora nel Barcellona. Laura Masi ha lavorato nel Bayern Monaco. Per non parlare di Ancelotti che ha vinto e rivinto a Londra, a Parigi, a Madrid e a Monaco e dello stesso Allegri che non si è ancora stancato di vincere alla Juventus. Dopo cotanta scuola e dopo cotanti anni, l'ufficio è una casa. La personalità un corredo. Non è semplicissimo ritrovare e riprodurre in altri ambiti. Ma Umberto Gandini ha statement, visione, determinazione, rapporti internazionali. Nella settimana dell'atto di nascita del nuovo Monza, la risoluzione di Umberto Gandini con la Roma e la sua possibile traiettoria futura ricordano al Milan,come già accaduto con Paolo Maldini e con Leonardo, il suo mare, il suo umore, le sue radici più pure e autentiche.

per Milannews.it

Altre notizie