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Milan: qualcosa è cambiato

autore
Fabrizio Tomasello
per Milannews.it
domenica 30 settembre 2018, 00:00Editoriale
autore Fabrizio Tomasello
30.09.2018 00:00Editoriale
Stefano Montesi
Stefano Montesi

Piove sul bagnato per il povero Rino Gattuso. Dover fronteggiare il primo difficilissimo momento dell’anno con gli unici due attaccanti centrali in rosa - oltre all’adattato Borini - infortunati/acciaccati non è proprio il miglior viatico per l’allenatore calabrese. Eppure è arrivato il momento di fare di necessità virtù, spremere il 110% dai rossoneri che scenderanno in campo contro il Sassuolo e sperare in un successo che stappi gli umori repressi dei ragazzi e garantisca la svolta della stagione.

Tante le cose che non hanno funzionato in questo scorcio iniziale del campionato, ma soprattutto risulta inspiegabile il modo in cui la squadra, che ha già ampiamente dimostrato di saper giocare a calcio e aver mandato a memoria i dettami tecnico-tattici dell’allenatore in tema di proposte offensive, poi si sciolga come neve al sole ai primi assalti degli avversari. Il Milan di oggi ricorda sempre più dottor Jekyll e mister Hyde: bello dalla cintola in su (anche se ben lontano dai livelli di cinismo ed efficacia sotto porta richiesti per essere competitivi ad alti livelli), tremebondo ed impaurito quando si tratta di difendere. Anche ad Empoli, al cospetto di un avversario non certo irresistibile, la sensazione di precarietà era insopportabile: ogni qual volta i toscani superavano la metà campo la percezione forte era che il Milan potesse capitolare.
Non crediamo di andare troppo distante dalla verità affermando che le paure assimilate dalla squadra finiscano per derivare direttamente dalla guida tecnica. Perchè una cosa appare evidente: c’è una differenza abissale tra il Milan bello da vedere, patinato, elegante, fantasioso, ma tremebondo e impaurito di quest’anno, con quello brillante, sbarazzino, sfrontato che con animo ribaldo l’anno scorso si è preso la briga di espugnare l’Olimpico due volte (una in campionato contro la Roma, l’altra dopo i rigori nella semifinale di Coppa Italia contro la Lazio), mettere paura alla Juventus allo Stadium, fermare la ricorsa del Napoli allo scudetto etc. etc.
Una differenza di atteggiamento evidente, riscontrabile nello stato d’animo dell’allenatore. La passata stagione Gattuso era un esordiente, godeva di uno stipendio di poche centinaia di migliaia di euro l’anno (come tecnico della formazione Primavera) e non aveva nulla da perdere. Come ripeteva spesso, essere sulla panchina del Milan è un sogno, ogni giorno qui è un giorno guadagnato.
Tutt’altra realtà quella attuale. Oggi il Milan ha ristrutturato la squadra ad immagine e somiglianza del tecnico, gli ha messo a disposizione uno dei centravanti più forti al mondo, Gonzalo Higuain, e puntellato la rosa con innesti di qualità. Ma soprattutto oggi Gattuso non è più un allenatore esordiente che non ha nulla da perdere. Oggi Rino è un tecnico da 2 milioni di euro netti l’anno ed una responsabilità grossa: portare il Milan in Champions League. Anche l’anno scorso ci aveva provato, ma con la consapevolezza che se ci fosse riuscito sarebbe stato un miracolo e quindi affrontando ogni sfida con ben altra leggerezza.
Se a questo scenario aggiungiamo lo spettro di Antonio Conte che aleggia su Milanello e che già da settimane è invocato a gran voce da una grossa fetta della tifoseria rossonera, il quadro è praticamente perfetto. Gattuso sa di essere sull’orlo di un precipizio che può essere pericoloso, sa di essere nel mirino della critica, continuamente sotto esame. Ed è evidente che stia reagendo con esagerato timore, come palesato da alcune sue scelte tattiche che hanno compromesso, ad esempio, le partite di Napoli e con l’Atalanta. Un timore che si sta inevitabilmente riverberando sulla squadra che alla minima difficoltà finisce vittima di attacchi di panico buttando alle ortiche partite giocate benissimo.
Come venire a capo di questa situazione? Probabilmente dando tempo a Gattuso di lavorare serenamente, liberandolo dalle sue paure e quindi alleggerendo anche la pressione sui ragazzi. In alternativa forse sarebbe il caso di pensare in fretta ad una sostituzione. Cambiare guida tecnica a fine settembre può essere cervellotico ma ancora consente di tenere vive le speranze per la stagione. Andare avanti su una strada che non si considera più vincente vuol dire solo perdere tempo e sprecare un altro anno all’inseguimento della chimera Champions League.

per Milannews.it

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