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Prima o poi arrivo... La balla della maglia numero 9. Niente comunicati per Allegri?

autore
Mauro Suma
per Milannews.it
sabato 6 ottobre 2018, 00:00Editoriale
autore Mauro Suma
06.10.2018 00:00Editoriale

Visto che su TMW, il sito portaerei anche di Milan News, Biasin ci campa da una vita, sarà consentita una volta tanto anche a noi una biasinata? Sì insomma, uno di quegli inizi dell'articolo un po' surreali e un po' cazzeggianti. Quelli in cui scherzi, occhieggi, non sai bene dove vai a parare ma intanto scrivi, sorridi e prendi tempo. Ci proviamo anche perchè sono passati cinque, sei giorni, ma non ricordiamo affatto se l'abbiamo sentita davvero o se sia solo un sogno. Se è senilità che galoppa o la memoria che latita. Ma quella frasetta, "Prima o poi guarda che arrivo...", l'abbiamo sognata? O solo  immaginata? Sentita sul serio non crediamo, perchè altrimenti l'avremmo ripetuta più o meno a vanvera nei collegamenti che spuntano come funghi nelle nostre giornate. E anche fosse, quella vocina di che età sarebbe stata? Giovane, anziana, mezza età? Insomma, i ricordi sono un groviera e non eccediamo nella biasinata. Fate finta di non aver letto nulla. E andiamo avanti. Con una sola aggiunta, in un impeto di lucidità: non ricordiamo cosa abbiamo sentito, ma ricordiamo cosa abbiamo scritto. Vocina. Non vocione. Celiare va bene, ma un bel no che non era Ibra è molto meglio aggiungerlo.



Più una balla che una bolla. Per come la viviamo oggi, la maledizione della maglia numero 9 è uno di quei falsi miti che popolano la vita e l'ambiente dei grandi club nelle lunghe notti dei cicli negativi. Tant'è che oggi nessuno ne parla più. Negli anni in cui c'erano gli estremi per evocarla, ci perseguitava. Adesso che Gonzalo Higuain, stra centravanti e stra azzeccato, ha segnato per 4 partite consecutivamente, 4 gol decisivi o per vincere o per pareggiare e comunque per andare a punti, nessuno parla o scrive di tabù sfatato. Del resto se sostituisci uno come Ibra sei anni dopo, non è un problema di maledizioni. Ma di anni no, di problemi più importanti che arrivano sul campo ma che non nascono dal campo. La maledizione della maglia numero 9 è stata un divertissment, un alibi, un modo per rimanere alti nei titoli dei giornali. Ma non una cosa seria. Il perchè ce lo spiega, candida candida, la storia di questi ultimi anni. Il primo attaccante che arriva dopo Inzaghi (sarebbe lui l'artefice della maledizione, manco fosse Montezuma) e Ibra, è Giampaolo Pazzini. Fior di professionista, il Pazzo arriva in rossonero perchè tra il nulla del rapporto ormai chiuso con Cassano e i penultimi guizzi della carriera del pistoiese di Pescia, il Milan opta per i secondi. Perchè arrivano poi prima Balotelli e a seguire Matri? Perchè il Milan sa bene che il ginocchio del Pazzo è sul crinale, sul cornicione, in continuo equilibrio fra continuità e cedimento. Perchè un anno dopo arriva Fernando Torres? Per tentare di rimanere posizionati, di cercare di risollevare le sorti di un nome top dentro una fase della carriera tutt'altro che top: le nostre orecchie hanno anche sentito in quei giorni che era meglio prendere Mancosu, e in questo caso in un sussulto ricordiamo anche la voce ma preferiamo glissare. In ogni caso lo stesso tentativo di rimediare al flop umorale del Nino con Mattia Destro, cercato con grande entusiasmo ma dentro una stagione andata storta al giro di boa per tanti motivi, va incontro alla stessa sorte. Tocca poi a Bacca e ad Andrè Silva finire male sul nascere. Non erano arrivati in una squadra, in un ambiente unito e compatto votato al rilancio in maniera sana, ma sono sbarcati su un pianeta in preda all'era delle fazioni. Il colombiano accolto da uno striscione a Firenze alla prima di campionato esposto contro chi lo aveva voluto, il secondo soffocato nella culla dalla dura opposizione promessa a prescindere al Milan cinese post-closing. Riassumiamo: rimedi, palliativi, tentativi, negatività. Ma non una maledizione. Mai una maledizione. Perchè se nel 2012 il Milan ne avesse preso subito uno forte e chiaro di numero nove, non sarebbe nata una psicosi che Higuain sta picconando come meritano di essere ridotte le dicerie che aiutano a tirare avanti. Ma senza mai essere cose serie.

Massimiliano Allegri non va pazzo per la Fiorentina. Lo ricordiamo bene quando, nella stagione 2012-2013, battibeccava a distanza con l'allora allenatore viola Vincenzo Montella per la lotta in corso fra Milan e Fiorentina per il terzo posto. Lo ha ribadito lui stesso, scagliandosi contro il quarto uomo Elenito Di Liberatore nei secondi finali di un Fiorentina-Juventus 2-1 nel gennaio 2017: "Giocano due partite all'anno questi", dichiarò asseritamente, stando al labiale, il buon Allegri all'uscita dal campo. Ma a salvarlo fu il fatto di non aver pronunciato la parola Fiorentina, cosa che invece fece il malcapitato, il meno noto e il meno potente Massimiliano Mirabelli pochi mesi dopo. "Ora basta scherzare, metti la palla dove sai. Se no ti facciamo tornare là". Questa la battuta fatale rivolta a Nikola Kalinic dopo la firma del contratto da parte dell'attaccante, divenuta subito e a sorpresa motivo di una polemica tra l'ex società del giocatore, la Fiorentina, e il dirigente rossonero con una nota ufficiale viola sul proprio sito: "stupore" e "dissenso" per il tono "denigratorio" usato nei confronti del club e della città. Toni non di un secolo fa, ma di un anno abbondante fa. Non rilanciati invece di recente dal club viola nei confronti di Max Allegri che sembra esserci a sua volta abbastanza ricascato. In un video pubblicato su Instagram da un tifoso sulle tribune dello Stadium, si vede il tecnico della Juventus molto arrabbiato con un giocatore, Bernardeschi, per un pallone non passato, infatti a un certo punto urla: "Non siamo alla Fiorentina!". Urca. Comunicato viola? No, in questo caso no, forse perchè la frase, ancor più dura di quella dello sventurato Mirabelli, non era stata pronunciata in un contesto ufficiale. Poi da un anno all'altro sono successe tante cose e la Fiorentina ha preferito attendere la rettifica di Allegri, puntualmente arrivata: “Non volevo offendere nessuno della Fiorentina. Sono toscano anche io, mi stanno simpatici, ma qui alla Juve ogni giocata ha un peso maggiore”. Insomma, sul "peso maggiore" ci starebbe ancora un comunicatino se fossero ancora in vigore i criteri del 2017, ma forse è meglio così.
 

per Milannews.it

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