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No a inutili accrocchi: la soluzione è una

autore
Fabrizio Tomasello
per Milannews.it
domenica 28 ottobre 2018, 00:00Editoriale
autore Fabrizio Tomasello
28.10.2018 00:00Editoriale
Stefano Montesi
Stefano Montesi

Provate un po’ voi a spiegare alla gente che la crisi del Milan è solo una cosetta passeggera, che i calciatori sono tutti schierati compatti con l’allenatori e pronti a riprendersi la scena con prestazioni e risultati all’altezza delle aspettative. L’onda lunga della contestazione contro Gattuso sta diventando ormai uno tsunami irrefrenabile tanto che la parola d’ordine che corre sul web è una sola: grazie di tutto Rino, ma ora basta. La sentenza della tifoseria milanista, mai così compatta su un argomento del genere, è lapidaria. 
D’altronde c’era da aspettarselo. Dopo tre successi consecutivi, è bastata la sconfitta nel derby e quella dolorosissima contro il Betis per scatenare nuovamente le grancasse rossonere pronte a ritirare fuori, alla maniera di Gino Bartali, il sempre verde «è tutto sbagliato, tutto da rifare». Che qualcosa nella gestione tecnico-tattica ma soprattutto psicologica della squadra debba essere per forza di cose registrata è un dato inoppugnabile, ma resiste ancora la sottile speranza che il bel gioco mostrato a sprazzi incoraggianti nel corso di questo inizio stagione possa definitivamente avere il sopravvento sulle insicurezze del gruppo. 
L’aspetto oggettivamente più preoccupante di tutta questa situazione è lo sconcerto negli occhi e nelle parole di Gattuso al termine della disfatta interna in Europa League. Sentire colui che dovrebbe tenere salde le redini della squadra confessare onestamente di non saper spiegare il perchè di un crollo emotivo, ancora prima che tecnico-tattico, è francamente inquietante. Ed è questa la ragione per cui Leonardo e Maldini stanno seriamente prendendo in considerazione l’ipotesi rivoluzione in caso di ulteriori e sanguinose scoppole nelle prossime partite. 

Io personalmente faccio il tifo per Rino. Il mio endorsement per l’allenatore rossonero è immediato e spontaneo, oltre che ovviamente interessato. Se Gattuso vincesse la sua battaglia contro la critica imperante - soprattutto il fuoco amico della tifoseria milanista - vorrebbe dire che il Milan è risorto. Non proprio una mission impossible come oggi potrebbe sembrare: basterebbe una duplice vittoria nei prossimi 4 giorni contro le genovesi, con tutto il rispetto per Samp e Genoa, per tirare fuori il Milan dalle sabbie mobili della crisi nella quale si è impantanato dopo il derby e tornare a riveder le stelle delle posizioni alte in classifica, quelle con affaccio sulla Champions. Nel malaugurato caso di ulteriori battute d’arresto, invece, i fantasmi dell’esonero tornerebbero ad affollare i sonni inquieti di Gattuso.
Da qui però a prendere seriamente in considerazione per il ribaltone in panchina nomi come quelli di Roberto Donadoni, Arsene Wenger, o addirittura il neo direttore tecnico del Milan Leonardo, appare incomprensibile. Se davvero l’obiettivo della nuova proprietà è quello di riportare il Milan nell’olimpo dell’Europa calcistica che conta, non basta un allenatore messo lì per sostituire Gattuso. Occorre un maestro della panchina, un vincente, a cui affidarsi senza remore per dare vita ad un progetto pluriennale basato sulla crescita esponenziale della società e sul ritorno al successo. Altrimenti perderebbero di significato i proclami di Elliott e del neo presidente Scaroni, ma soprattutto non avrebbero più senso operazioni costose ma indispensabili tipo l'acquisto di un top player come Higuain, oppure quella che porterà Ivan Gazidis, un manager di caratura internazionale, a sedere sulla poltrona di neo AD del club rossonero.
Ecco, se il nuovo corso del Milan vuole essere all’insegna del top, il nuovo allenatore non può uscire da certi canoni ed è per questo che l’unico nome da prendere in considerazione è quello di Antonio Conte. Con buona pace del Real Madrid, atteso dal "clasico" contro il Barcellona che potrebbe accelerare certe dinamiche, e del Manchester United già alla ricerca del sostituto di Mourinho, il Milan dovrà fare di tutto per convincere l’ex manager del Chelsea a sposare la causa rossonera. 
Altrimenti meglio restare con Gattuso in panchina. Naturalmente solo se messo in condizione di lavorare serenamente, con un mercato di gennaio in grado di colmare le lacune estive e senza quella ingombrante ghigliottina piazzata sulla sua testa già dalla fine di luglio.

per Milannews.it

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