Romagnoli e quel rinnovo quando altri fuggivano. Il capitano del nuovo Milan
Antonio Vitiello
C’è una fase specifica nella carriera di un giocatore che diventa cruciale per la maturazione definitiva. Una fase in cui o resti eterna promessa o scatta la scintilla per il salto di qualità. Ed è la fase che sta attraversando Alessio Romagnoli. Il capitano del Milan negli ultimi mesi è cresciuto parecchio, ha alzato il livello di concentrazione ed è diventato un uomo imprescindibile per questa squadra. Alessio è il capitano del nuovo corso milanista, il simbolo della rinascita rossonera. Sul campo è il primo a mettere qualcosa in più per arrivare all’obiettivo, a difendere la maglia numero 13 del suo idolo Nesta, a sacrificarsi per i compagni. Non è un caso che il Milan sia riuscito a ottenere due vittorie di fila nei secondi finali della partita grazie a due prodezze di Romagnoli. Perché Alessio si è spinto oltre. Ha lasciato la sua posizione in difesa e ha tentato il tutto per tutto, ha provato a superare gli ostacoli spingendosi oltre. Quando un giocatore mette tutto in campo per la maglia diventa un beniamino del pubblico, e Romagnoli lo è diventato già da quale mese. Non si tratta solo del gol, ma della continua reazione, del continuo volersi migliorare.
Il capitano del Milan è stato il primo a dire di no alle offerte dall’estero in estate, quando a Milanello si erano creati i presupposti per andare via. Mentre altri giocatori pensavano ad allacciare rapporti con altre squadre, a contattare quotidianamente procuratori e dirigenti per sondare la disponibilità di altri club, lui ha pensato al rinnovo. Ha piantato una bandierina nel centro sportivo di Milanello e ha deciso di crescere con la maglia del Milan, nella buona e nella cattiva sorte. Non è facile al giorno d’oggi rimanere sulla barca con il mare in piena tempesta, quando molti compagni pensavano ad abbandonarla. E se da un lato ci sono finti capitani che si spostano solo per convenienza, lui i gradi del capitano li ha acquisiti per merito e con la giusta tempistica. A 24 anni Alessio è uno dei più giovani della storia del Milan a indossare quella fascia, ma non gli pesa. E’ solo un onore esserlo. Il Milan ha trovato la figura giusta per ricoprire un ruolo importante nello spogliatoio e in campo, ora bisogna crescere insieme per tornare ai vertici del calcio europeo.


