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La migliore stagione in carriera dopo un lungo incubo: Musacchio, protagonista mai celebratoTUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
giovedì 21 marzo 2019, 14:00Primo Piano
di Daniele Castagna
per Milannews.it

La migliore stagione in carriera dopo un lungo incubo: Musacchio, protagonista mai celebrato

Sarà quel fare da duro o quel taglio di capelli anti millenials, l'assenza di tatuaggi, il comportamento da professionista esemplare o i pochi sorrisi in campo. Sarà un po' quel che volete ma Mateo Pablo Musacchio da Rosario non riceve mai abbastanza gratificazioni per quel che fa o ciò che rappresenta. Poco social, poco sociale e poco 'appetibile' a livello d'immagine, senza treccine o balletti studiati a tavolino. Mateo è un difensore degli anni '80 lasciato in eredità al 2019. Una visione calcistica che lo rende, numeri alla mano, un intoccabile di mister Gattuso. 

Non uno di molte parole, ma in spogliatoio quando apre bocca tutti ascoltano. Un leader, capace di conquistare il rispetto della 'banda' (come la chiama lui) negli interminabili mesi di sofferenza della stagione scorsa. Prelevato dal Villarreal con la promessa della titolarità, finisce travolto nell'incomprensibile centrifuga senza idee che fu il Milan di Montella: inizia in una difesa a 4, si ritrova largo in una retroguardia a 3 e poi in panchina. Spiegazioni zero. Tutto nel giro di poche settimane. Soffre ma non proferisce parola: conosce una sola via, quella del lavoro. Leonardo Bonucci, capitano imposto ed autoimposto, prima di raggiungere un livello accettabile di prestazioni gli finisce davanti nelle gerarchie solo per il fatto di chiamarsi Bonucci, ma Musacchio tiene la testa bassa e non lascia un centimetro a Milanello. Colleziona, si fa per dire, ventitre (23!) panchine delle quali dodici consecutive senza nemmeno giocare un minuto. Per intenderci, sparisce da dicembre 2017 a marzo 2018: calcisticamente parlando, una vita. Un incubo.

A Rosario però esiste un detto, molto semplice: "Sólo miras al cielo cuando sucumbes en la tierra". A terra, in panchina, Mateo ci è rimasto per troppo tempo, ed ha avuto modo di guardare il cielo e progredire. Anche in aspetti di calcio che, tecnicamente, non dovrebbero competergli. Gattuso, recentemente, lo elogia così: "Mateo è cresciuto enormemente, mi concentrerei però su come è migliorato nella gestione della palla, di come imbuca verso il centrocampo. In pochi notano i suoi meriti del palleggio, per noi è fondamentale". Una medaglia al valore al soldato Musacchio, capace di ribaltare la sua avventura al Milan nella migliore stagione di sempre in carriera: nell'annata in corso, 18-19, con l'argentino in campo il Diavolo viaggia a due punti di media a partita (1.96). Il risultato più alto registrato da quando Mateo è tra i professionisti. Un percorso netto, rallentato solo da un infortunio al ginocchio che, fra novembre e dicembre, gli ha fatto saltare sei incontri. Il gol nel derby è solo la punta dell'iceberg della gratitudine che andrebbe scoperto. Protagonista poco celebrato e silenzioso, la storia rovesciata di Mateo Pablo Musacchio.

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