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Nel Milan di Gazidis non esce solo Leonardo. Decisiva per il mercato la tregua con l’Uefa. Da pazzi chiedere al Milan di diventare il Chievo

23.05.2019 00:00 di Franco Ordine    per milannews.it   articolo letto 4571 volte
Nel Milan di Gazidis non esce solo Leonardo. Decisiva per il mercato la tregua con l’Uefa. Da pazzi chiedere al Milan di diventare il Chievo

È arrivata la stagione degli esami per il Milan e anche per lo staff che ha accompagnato, usufruendo di autonomia assoluta, il club dai cinesi a Elliott. Ivan Gazidis è entrato in punta di piede, ha lasciato che il nuovo ticket Leonardo-Maldini facesse le sue scelte e adesso è venuto il tempo di tirare la riga e prendere decisioni delicatissime. Già perché dal 1 luglio del 2019 comincerà la prima autentica stagione di Gazidis con pieni poteri. Tutti i settori della società saranno sottoposti a verifica puntuale. L’ad è infatti convinto che, a dispetto delle abitudini del nostro calcio molto emotivo, sensibilissimo agli affetti e ai legami romantici, c’è bisogno di imboccare un’altra strada. Che è poi quella dei conti in ordine in modo da ambire a un futuro spensierato. Perciò non è detto che i cambi nei ruoli chiave si fermino solo alla casella di Leonardo. Il suo mercato è finito sotto processo per motivi indipendenti (gli infortuni di Caldara), per motivi tecnici (Laxaalt e Castillejo), per la fuga di Higuain da Milanello verso Londra. A dare ascolto a qualche voce proveniente da Milanello, anche nello spogliatoio non si era registrata la sintonia che pure sarebbe necessaria per centrare obiettivi comuni. Lo stesso acquisto più importante di tutta la stagione, Paquetà, pare abbia avuto un costo tra cartellino e commissioni molto più elevato rispetto ai 38 milioni iniziali. Gazidis ha scelto Campos, proveniente da un altro calcio, con un’altra lingua. Avrà bisogno di tempo per entrare nel circuito italiano e per conoscere protagonisti, usi e costumi italiani. Gli esami, come detto, riguarderanno tutti i rami della società.

           Maldini e Gattuso. Chi ha ascoltato, dal vivo, l’intervista concessa a Dazn da Paolo Maldini, giura che il tono utilizzato dall’ex capitano non è mai stato polemico nei confronti di Rino, rimasto di stucco quando ha letto il primo resoconto sui social. E giustamente dal suo punto di vista: a poche dalla sfida di Ferrara non si lanciano sassi nell’accampamento amico. Sembrava volesse scavare una distanza tra allenatore e dirigente. Pare non sia così. Fidiamoci dell’ascoltatore.

Trattativa con l’Uefa. È evidente che molto del futuro del Milan passa attraverso l’esito della tormentata trattativa con l’Uefa. Sul tema continuano a insistere due correnti di pensiero. Una, patrocinata dai legali del Milan, l’altra suggerita dall’Uefa al suo portavoce di stanza a Milano. L’esito di questo duello rusticano avrà un risvolto decisivo nella vita e nel mercato della prossima estate. A rispettare in modo rigoroso il diktat della camera giudicante, Gazidis e Campos dovrebbero procedere alla cessione dei gioielli di famiglia, recuperare così anche il prossimo deficit (stimato intorno ai 100 milioni) e garantire ai suoi 8 milioni di tifosi un futuro da Chievo. Poiché questa è una soluzione cui Elliott si opporrà con tutte le sue forze, ha preparato il ricorso al Tas di Losanna che è una sorta di pistola sul tavolo. Conviene allo stesso presidente dell’Uefa Ceferin –che ha già ricevuto un bel 2 di picche sulla super Champions- rischiare, per la seconda volta, di perdere davanti ai giudici togati svizzeri? Un 2 a 0 secco a favore del Milan in materia di fair paly non farebbe venire giù tutta l’impalcatura? Qualche esponente saggio, a Nyon, non dovrebbe valutare lo scenario? Come diceva Andreotti: un cattivo accordo è sempre meglio di un non accordo.


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