Il mercato, Pato e Leonardo: è stato un gennaio di fuoco
Luca Serafini
Qualche opinionista di trasmissioni televisive che ormai non è più possibile – andando in onda su canali nazionali e internazionali del digitale – definire locali o regionali, con ironia sere fa diceva chi i milanisti dovrebbero benedire le crisi di governo e le emergenze infortuni. Secondo loro, la prima determina in estate la necessità da parte di Berlusconi di raccogliere consensi tra l’elettorato rossonero, l’altra semina il panico in via Turati e allora Galliani si scatena, con il supporto di Mino Raiola, concludendo un mercato invernale che dopo Cassano, Van Bommel ed Emanuelson, porterà un terzino nel frattempo opzionando Vilà, Criscito, Ganso, Poli... Sbarbati di belle speranze.
Da quando le motivazioni per cui qualcuno investe, o semplicemente spende – nemmeno tanto, se si leggono bene le operazioni del Milan dopo le cessioni di Ronaldinho, Borriello e Huntelaar –, diventano una colpa? O suscitano ironia? Si è mai sentito dire che Moratti spende perché, pur non avendo mai lavorato molto e avendo ricoperto come carica più elevata la presidenza della Federnautica, è ricco di famiglia e la sua unica motivazione è quella di essere un tifoso? O Zamparini perché grazie al calcio ha moltiplicato i proventi delle sue aziende (come in passato fu per Pellegrini, Calleri, Borsano e ora Della Valle e quanti altri…)? O De Laurentiis, o Cairo, o Spinelli perché la visibilità piace a tutti indistintamente da matti?
Il mercato di gennaio “restituisce” al Milan il suo Papero che, al solito, dopo qualche panchina o bacchettata, rientra alla grande in Coppa Italia. Le notizie sono due: la Coppa Italia, appunto, dove Allegri non vuole lasciare l’intentato, e le dichiarazioni di Pato che corrobora la sua doppietta e la bella prestazione dicendo: “Devo abbassare la testa e lavorare”. Che abbia capito? Perché se continua così, finirà che Leonardo, dopo Kakà e Ronaldinho, contatterà anche lui… E’ questo, non solo e non tanto il suo passaggio all’Inter, che indispettisce i milanisti. I quali in qualche caso esagerano un po’, dimenticando come Vieri e Ronaldo, solo per citarne due e no citare Ibra, furono accolti come eroi per aver rinnegato il loro passato. Ben sapendo che in questo caso il passaggio è stato praticamente diretto e senza intervalli, e che in questo caso il passaggio è avvenuto dopo 3 lustri in rossonero, chiudiamo qui la questione per quanto ci riguarda. Ben sapendo che sarà un derby molto difficile, il prossimo, per Leo.
Non è buona abitudine rispondere su una testata, alle domande di amici di Facebook, ma questa settimana Carmine Concione merita un’eccezione perché ha posto questioni che meritano un cenno: “1) Robihno, Cassano, Ibra: è questo la formula giusta per l'attacco rossonero? 2) Raiola-Galliani è un vero e proprio sodalizio di mercato? Pensa potrà durare e che possa portare Balotelli al Milan? 3) Un suo voto al mercato invernale del Milan; 4) Ci sono secondo lei reali possibilità di vedere Pato lontano dal Milan già la prossima estate, magari con Ganso a Milano al suo posto?
Premesso che la prossima volta è preferibile il “tu” al “lei”, ecco le risposte. 1) No. Si parte da Ibra e Pato, il terzo è un ballottaggio che oltre a Cassano e Robinho, comprenderà Boateng. 2) Sodalizio è eccessivo. In questo momento Raiola è stato in grado di soddisfare con intelligenza e astuzia alle esigenze del Milan. Personalmente abbiamo molta stima di Ernesto Bronzetti, il quale ha più spesso obbedito che proposto. 3) Non può che essere 10. 4) Pato lontano dal Milan è impensabile, allo stato attuale. Ma dipende da lui e dal suo rendimento, non dalla società.


