La rivoluzione è solo a metà
Pietro Mazzara
Rivoluzione doveva essere e rivoluzione è stata. In casa Milan, tra l’estate e gennaio sono ben undici le facce nuove che hanno messo piede a Milanello, con ruoli e caratteristiche l’uno diverso dagli altri.
Quando a metà del maggio scorso tutto lo stadio di San Siro chiedeva un segnale forte di cambiamento alla società, al fronte di una rosa non competitiva ai massimi livelli, ecco che nel momento di dimostrare il proprio valore, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la dirigenza di via Turati ha messo in atto la propria macchina andando a ritoccare, con uno o più innesti, tutti i reparti.
Entrando nel dettaglio sono arrivati un portiere, quattro difensori, tre centrocampisti e tre attaccanti i quali potrebbero formare una formazione ampiamente competitiva, schierata con il 4-3-3 e che vedrebbe Amelia tra i pali, Papastathoupulos, Yepes, Legrottaglie e Dìdac Vìla in difesa. Linea mediana composta da Boateng, van Bommel ed Emanuelson con in attacco Cassano e Robinho ai lati di Zlatan Ibrahimovic.
Galliani e Braida, che non potevano aver disimparato a fare il loro lavoro in sole due sessioni estive di mercato, sono tornati ad avere un budget importante ed hanno messo a segno operazioni intelligenti dal risultato immediato e dall’ammortamento a bilancio assicurato visti i pagamenti dilazionati dei cartellini più onerosi.
Oltre agli acquisti conclusi, un occhio va buttato sui contratti in scadenza dove ballano ancora le posizioni di Nesta, Ambrosini, Pirlo, Seedorf e Inzaghi. Se per la punta e i primi tre della lista non dovrebbero esserci problemi, sembra invece alla conclusione la storia dell’olandese a Milanello alla luce anche degli screzi avuti, stando a voci di corridoio, con Allegri di recente.
Il futuro sembra essere roseo e non saranno delle dichiarazioni di circostanza del nuovo amico milanista, Mino Raiola, a far smettere di sognare altri grandi colpi per un Milan sempre più competitivo.


