Due passi indietro rispetto al Massimino. Il mercato arriva dall'infermeria. Le tabelle portano male
Pietro Mazzara
Un pareggio che non ci voleva e che non ci sta, per la mole di occasioni create e per l’atteggiamento da Fort Apache assunto dalla Lazio di Edy Reja durante l’intero arco dei 90 minuti, una Lazio che dopo il destro di Hernanes dopo pochi minuti si è limitata a coprire la propria trequarti a difesa della porta di Muslera.
Il Milan, senza una vera identità di gioco, ha cercato di creare le occasioni per passare in vantaggio ma prima la sfortuna, con il doppio palo in una frazione di secondo di Ibrahimovic e poi Biava, sul destro a colpo sicuro di Robinho a Muslera ormai rassegnato a raccogliere il pallone nel sacco, salvano i capitolini da una sconfitta che avrebbero meritato per l’assenteismo mostrato durante l’intero arco della partita.
Allegri ha provato a mescolare le carte, togliendo l’evanescente Pato e cercando di trovare nel talismano Cassano l’asso nella manica da calare sul board nel momento di maggior pressione dei rossoneri.
Dopo la vittoria di Catania, figlia dell’orgoglio e della voglia di vincere questo scudetto, Ibra e compagni sono sembrati spaesati in mezzo alla seminebbia di San Siro facendo due passi indietro rispetto alla prestazione grintosa e gagliarda dell’Angelo Massimino.
Il mercato ha dato al tecnico tutto quello che aveva richiesto ma mai come questa sera sono pesate le assenze di un incursore vero come Boateng e un direttore d’orchestra fine e decisivo come Andrea Pirlo, uomini imprescindibili di questa squadra.
Intanto le voci di mercato per la sessione estiva si susseguono. Ganso, Balotelli e Cissokho sono i nomi caldi ma i bagordi e gli entusiasmi per un mercato scoppiettante devono essere riposte nel cassetto per concentrarsi al meglio sul campionato. Le tabelle portano male, meglio pensare partita per partita perché fare calcoli, a volte, può far perdere il contatto con la realtà.


