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Ambrosini, Kozak, gli errori di Allegri e la convivenza Pato-Ibrahimovic

autore
Luca Serafini
per Milannews.it
venerdì 4 febbraio 2011, 00:00Editoriale
autore Luca Serafini
04.02.2011 00:00Editoriale
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E’ vergognoso il silenzio-stampa della Juve dopo Palermo e sono volgari gli atteggiamenti di Marotta e Del Neri: nel giorno della bomba-carta di Bari contro la famiglia Matarrese, ma anche in memoria di quello che fu lo stile-Juve di un tempo, aggrapparsi all’alibi di un arbitraggio è un modo indegno di aizzare la gente e nascondere le magagne di una squadra che ha perso 5 delle 8 partite ufficiali del 2011. Gli errori di Matri e Krasic soli davanti alla porta sono stati più o meno gravi di quelli di Moranti? Hanno condizionato più o meno il risultato di Palermo? Quando i tifosi del Milan si arrabbiano perché Adriano Galliani o chi per lui in società, non parlano mai degli arbitraggi, non sanno quale favore rendano allo sport, al calcio. La rabbia per la mancata espulsione di Kozak – ma Reja cosa aspettava a sosituirlo? – consumata nella pancia dello stadio San Siro senza andare ai microfoni delle tv, è stata un atto dovuto. Parlare a freddo consente di avere maggiore lucidità e bene ha fatto, come sempre in tema di errori arbitrali, a tacere. Non siamo mai stati sudditi, quando c’è stato da prendere posizioni su temi delicati come il mercato e le strategie, lo abbiamo fatto e lo faremo sempre in totale libertà e imparzialità. Sul tema degli errori (a favore o contro, si badi bene) arbitrali, il silenzio del Milan ci è sempre parso da applausi. Da manette, per dirla alla Mourinho, c’è chi si scaglia, non chi sbaglia.
Abbiamo seguito per due estati consecutive il ritiro della Lazio ad Auronzo di Cadore, abbiamo conosciuto Kozak e lo abbiamo visto giocare. Non è quello che tutti hanno visto a San Siro, è un buon giocatore che in area si fa rispettare e fa gol. A San Siro gli è partito l’embolo, ha “sentito” la partita, ha chiesto scusa. Incidente chiuso. Anzi, incidenti chiusi.


In una squadra costretta prima e dopo ad effettuare due sostituzioni per l’effetto-Kozak, la sostituzione tattica andava gestita un po’ meglio, a prescindere. Contro una Lazio sorprendentemente catenacciara, costretta a quell’atteggiamento anche dalle assenze in attacco di Rocchi, Zarate e Floccari, Pato è sembrato un po’ più determinato e voglioso del solito, sia pure in evidente stato di soggezione nei confronti di Ibrahimovic dal quale ha solo di che imparare in termini di impegno, professionalità, serietà, lavoro, sacrificio. Non c’è niente di male se la soggezione ti aiuta a crescere. In una gara così chiusa, lo spunto giusto, lo spazio giusto, la giocata giusta, Pato poteva sempre inventarsela. L’ingresso di Cassano ci stava , ma si poteva osare un po’ togliendo un centrocampista o il trequartista Robinho: più che di correre, nell’ultima mezzora c’era bisogno di fare gol. Un altro aspetto della questione è quello psicologico: in un momento difficile per il Papero, sostituirlo non lo aiuta di certo.
Allegri, al quale continuiamo a riconoscere idee e invenzioni per certi versi addirittura rivoluzionarie nel sistema di gioco rossonero, arriverà ad avere più coraggio forse quando le condizioni dei primi 3-4 centrocampisti titolari saranno soddisfacenti. In proposito, gli auguri a Massimo Ambrosini vengono dal cuore: le sue stagioni miglior in rossonero, da Ancelotti in poi, coincidono con gli unici anni in cui il Milan non ha vinto niente, dal 2007 (quando peraltro da capitano sollevò la Supercoppa a Montecarlo) ad oggi. Adesso che ci sono una libidine o due dietro l’angolo, gli capita un infortunio che fino a marzo-aprile lo toglie di mezzo. In bocca al lupo.
 

per Milannews.it

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