LInter avanza? Non ragioniam di loro, ma guarda e passa
Giulia Polloli
Le parole impresse nella storia da Dante, nel terzo canto dell’Inferno della sua Commedia (descrivendo “coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo"), sembrano calzanti per commentare l’attenzione mediatica che sembra essere ormai incanalata verso l’altra sponda di Milano, quella nerazzurra guidata da Leonardo.
Il Milan pareggia, l’Inter vince e diventa arrembante nella scalata alla classifica. Ma in testa c’è ancora il Milan. Questa attenzione è dovuta all’impresa di Leonardo, che presa in mano una squadra che per i più era ormai scalcinata e pronta per la casa di cura, è diventato il nuovo eroe dell’epoca Moratti, degno successore del “Panchina d’oro” Mourinho, anche per quanto riguarda l’attenzione dedicata dal mondo dell’informazione alle sue imprese.
Imprese che portano il timbro della guarigione miracolosa di tanti giocatori, che il povero Benitez non ha mai potuto utilizzare nella sua storia nerazzurra.
E ora che l’emergenza Inter è rientrata (che Leonardo sia un nuovo miracoloso profeta, non mi passa neppure per l’anticamera del cervello) tutti a regalare ovazioni al tecnico di turno, che dalla sua ha avuto tanto coraggio e tenacia nell’accettare una bella sfida, ma che ancora una volta ha avuto una buona dose di fortuna (l’aggettivo corretto non mi è certo consentito scriverlo)nel far lavorare un gruppo forte di suo e nel dare motivazioni caratteriali, forse sì, in modo più convincente del suo predecessore ( e di questo rendiamogli merito dunque).
E allora riflettori accesi sul suo lavoro, sui suoi successi, anche perché il Milan, in questo primo scorcio di 2011, di fortuna dalla sua parte ne ha avuta ben poca.
Ma qui entra in scena Allegri, la sua preparazione, la sua temeraria schiettezza, il tecnico dalle scelte difficili, dalle parole decise, dai ragionamenti trasparenti anche nello spogliatoio: gioca chi sta meglio e chi se lo merita. E allora bypassa le critiche per le panchine di Pato, ma prende il merito di aver costruito un insieme di singoli che quando devono timbrare il cartellino lo fanno anche se questo è inutilizzato da molto tempo (Yepes su tutti ne è la dimostrazione)
E spazio ai giovani: Strasser e Merkel hanno ricevuto l’onore di poter esordire nel campionato più bello al mondo in un momento di contingente difficoltà, ma hanno inciso con le loro prestazioni meritandosi di rimanere a lavorare con il tecnico toscano.
Ora il Milan sembra poter tirare un po’ il fiato. Il turn over in infermeria sembra si stia trasformando in una fuga di massa e quindi a breve il Diavolo tornerà ad avere a disposizione tutte le sue forze.
E se questo da una parte fa tirare un sospiro di sollievo ai più, dall’altra metterà a dura prova la sagacia di Allegri nel gestire al meglio una rosa strabordante. Si faccia di necessità virtù, si pensi dunque ai numerosi impegni che attendono i rossoneri nelle varie competizioni e che vogliono, per volere e dichiarazione della società, vivere da protagonisti.
Ciò che più sembra mancare in questo momento topico della stagione è l’estro del centrocampo.
Dopo il centrocampo muscolare si può tornare a quel dinamismo fantastico affidato ai piedi di Pirlo. Mancherà capitan Ambrosini, ma i compagni a disposizione possono sostituire un veloce lottatore come lui per il tempo che basta a farlo tornare in forma. Ma Pirlo no: la sua assenza si è dimostrata limitante in fase prettamente offensiva dove, nemmeno lo straordinario Robinho, ha mostrato la magia tutta brasiliana del gioco funambolico e imprevedibile per lanciare i compagni a rete. Reti che però sono arrivate, pesanti e determinanti in chiave classifica grazie al talentuoso impiego di Antonio Cassano, in ritardo di forma, che ha appena ritrovato la nazionale e che tornerà più motivato e affamato (non è un eufemismo) ad allenarsi con quell’Ibra che gli ha steso tappeti rossi nell’area rossonera. Reti che ritrovano la firma di Pato, il cui talento, come i versi di Dante, è già impresso nella memoria storica di ognuno di noi.
Ci vuole un regista però per il copione di Allegri, e Pirlo è l’unico che può far vincere l’Oscar alla squadra.
Ma anche Seedorf e Gattuso, Flamini e Boateng avranno i loro ruoli da co-protagonisti in quello che si attende essere il lieto fine di questo film rossonero.
L’attenzione mediatica è tutta per l’Inter? Basta tornare a vincere con semplice umiltà, senza litigi da primedonne e mettendo in campo la concretezza che dall’inizio di quest’anno ha caratterizzato il miglior attacco del campionato. Basta guadagnare i tre punti divertendo e scaldando gli spalti, i riflettori si sposteranno nuovamente dove devono, sulla capolista.
Il gioco di Allegri è come fosse stato interrotto, come lo fu quello meno spettacolare di Benitez, causa forza maggiore. Ora che le star sono pronte al primo ciak del sequel di un film di successo, mettiamoci comodi in poltrona. E che lo spettacolo, rossonero of course, possa riprendere.


