Pato: gioiello in cassaforte. La questione Gattuso serva da arma letale per il ritorno di Champions
Giulia Polloli
Il Milan guadagna undici punti in Champions. No, non è un errore, ma il numero dei punti cuciti sul ginocchio di Gattuso che dopo aver lottato come un gladiatore ha perso il controllo, facendo esplodere la fantasia dei titolisti inglesi che hanno associato la grinta agonistica (e la conseguente perdita della bussola finale) del nostrano Ringhio con luoghi comuni legati al nostro paese, anche la Mafia (strano non abbiano parlato anche di pizza o spaghetti!) associando la perdita di lucidità di un giocatore, che più italiano non si può, con il comportamento tipico delle bestie.
Si sono sbizzarriti i tabloid inglesi nell’etichettare un popolo intero, basandosi solo sulla parte di verità davanti agli occhi di tutti (la testata) ed esulando dal resto della storia, che forse era la parte più vergognosa, ma che è rimasta lontana dalle telecamere.
Ma se è fin troppo facile etichettare un giocatore come Gattuso, di fronte ad una leggerezza che peraltro pagherà cara, è molto più difficile (politically incorrect oserei dire) glissare su ciò che ha provocato la reazione, deprecabile of course, del mediano rossonero.
Per questo mi aspetto la stessa intensità reattiva nel ritorno di questa partita, me la aspetto in campo dai grandi assenti illustri di martedì scorso, che pur essendo scesi in campo, hanno trotterellato quasi spaesati sul verde manto di S.Siro. Mi auguro che tutto questo polverone mediatico abbia colpito duramente il cuore e l’orgoglio dei nostri rossoneri, chiamati dunque non solo a ribaltare un risultato, ma a difendere la dignità di una intera nazione che, voglio darlo per scontato, quella sera farà sentire il suo accorato applauso e la sua vicinanza alla causa nazionale, non a quella rossonera affidata ai chi quei colori li porta sempre nel cuore.
E chi se ne importa se ci sarà Bale a dare ancora più velocità al gioco inglese, anzi, meglio ancora se questo dovesse creare una motivazione in più per la riscossa tricolore.
Un attacco totale come quello che ha investito il post-partita contro il Tottenham non può non ricevere degna risposta. E ben lo sa quello che è diventato, nel bene e nel male, l’uomo simbolo della formazione di Allegri: Ibrahimovic. È il momento del suo riscatto. Disorientato martedì sera, quasi bloccato, come se non ricordasse più di essere l’uomo chiave di questo Milan. Orfano della fantasia del compagno preferito, Cassano, si è trovato a duettare poche volte nell’area, inglobato nella manovra inglese e più volte chiamato in causa anche in fase difensiva.
Questa coppa sembra stregata per lo svedese: il desiderio più grande della sua carriera sembra trasformarsi in un incubo, reso ancor più vivido agli occhi di tutti dall’energia che il Tottenham ha sprigionato soprattutto nel primo tempo, quando Lennon e compagni hanno fatto ciò che volevano verso i pali di Abbiati e poi di Amelia.
E a dire il vero, il gol, tanto spettacolare quanto irregolare, l’aveva anche segnato il buon Ibra, segno che fino alla fine non ha alzato bandiera bianca.
Ora il Milan dovrà preparare l’attacco finale: oltremanica sarà dentro o fuori e non raccontiamoci favole, la partita ce l’ha in mano l’avversario che, come nella seconda frazione di S.Siro, cercherà di colpire senza però scoprirsi.
Ma bisogna accantonare il Milan di Champions per tornare a parlare del campionato. I rossoneri sono in vetta, alle spalle Napoli e Inter (su tutte) arrembano, accompagnati anche da un buon sostegno mediatico. Le dichiarazioni made in Inter hanno fatto alterare Galliani, che è sceso in campo per ridimensionare l’impresa nerazzurra. Parole che però dovranno trovare un riscontro nei fatti.
E domenica il Milan affronterà il Chievo (quello dei miracoli, ricordate?) che di certo non è un avversario semplice.
Lo stop di Abbiati è già rientrato, Thiago Silva tornerà nel suo ruolo originario in difesa. Perché la prestazione a centrocampo è nelle corde del giovane verdeoro, ma la sua vocazione naturale è quella di stare in coppia con Nesta a rendere sempre ben salda la muraglia difensiva. A centrocampo, purtroppo solo in campionato, tornerà l’altro lottatore Van Bommel, che farà da vice-Pirlo e darà sostanza alla mediana rossonera, in piena emergenza martedì sera.
Rimane l’ormai atavico dubbio in attacco. Dato per certo l’instancabile Ibrahimovic, Pato dovrà lottare ancora una volta per un posto da titolare, alle spalle di Cassano e anche di Robinho, che seppur con prestazioni altalenanti sembra essere più a suo agio nel tridente guidato dallo svedese.
Fantasia, velocità, concretezza, queste le armi a disposizione di Allegri, con l’incognita Pato: gioiello rossonero senza ombra di dubbio, forse troppo spesso relegato in cassaforte pronto ad essere sfoggiato nel momento clou della festa.
Un Milan che metterà in campo un’anima diversa, ferita dai colpi proibiti stoccati dalla stampa inglese, sollecitata dalle parole del capitano della Milano nerazzurra che parla di “conti a fine stagione”, supportato dalle amorevoli parole di Galliani, pronto a scommettere che questo Milan è meritatamente in cima alla classifica e ci rimarrà. Ora dunque non rimane che attendere il verdetto del campo, prima contro il Chievo domenica, poi nella partita attesa a S.Siro contro il Napoli e poi nella guerra all’odio “razzista” inglese, che ha scatenato l’ira di Gattuso e trascinato con sé, si spera, la voglia di dimostrare che il Milan può ancora dire la sua nell’Europa che conta.


